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Atalanta, Colantuono resta in sella: non ci sono alternative

Di Redazione28 novembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Antonio Percassi

Antonio Percassi

BERGAMO – Apparentemente, non ci sono novità per la panchina dell’Atalanta. Lo 0-2 subito contro il Livorno però, non ha soltanto scatenato il malumore dei tifosi ma ha pure un po’ cambiato la considerazione dei dirigenti orobici nei confronti dell’uomo che deve riportare l’Atalanta in serie A.

Gli errori commessi, sottolineati da più parti, non sono affatto sfuggiti ad Antonio Percassi e al suo entourage ed è normale che qualche valutazione sia stata fatta. 

Sia prima della sfida ai labronici che, ovviamente, dopo lo 0-2 i contatti si sono infittiti e ciò che si può dire è che per la panchina dell’Atalanta si stanno facendo ragionamenti importanti. Cambiare in corsa o continuare con il tecnico di Anzio? E ancora, se si decide per il cambio, c’è qualcuno in grado di far fare il salto di qualità a questo gruppo?

Prima di analizzare la situazione, una premessa è d’obbligo. Il mercato estivo, e più in generale la storia recente dei Percassi, ha denotato chiaramente come la prerogativa della nuova proprietà si chiami programmazione. Tradotto in pratica, nel calcio si programma valutando la situazione, provando a prevedere le necessità e cercando alternative che nel momento del bisogno possano fare la differenza.

Pensate a Raimondi (per Garics) oppure a Carmona (per un centrocampo privo di simili caratteristiche e con Barreto ancora fuori), arrivi figli di una precisa strategia. Poi guardiamo ad Ardemagni (forse un errore, ma con 22 gol in serie B uomo dai numeri importanti) oppure Pettinari che nel casellario degli esterni è andato a coprire un buco non da poco. Ruoli scoperti o gente di categoria (Basha e Ruopolo) senza dimenticare che anche le idee future portano ad Antenucci, fuori squadra a Catania ma reduce da 24 gol con l’Ascoli in B. La categoria che si deve abbandonare in fretta, senza dubbio.

Le scelte si possono anche sbagliare ma quando sono fatte con questa logica è difficile opinarle. Anche Colantuono, nella valutazione iniziale dei dirigenti, era una garanzia. Con 81 punti in B a Bergamo ha fatto il record, quindi tra i papabili non c’erano alternative migliori.

Oggi, il campo, dice che l’Atalanta vale il terzo posto ma se ci si nasconde dietro i 30 punti si rischia di andare fuori strada. Il gruppo è valido, magari qualcuno ha deluso ma è normale che si ragioni sul tecnico. Soprattutto, se sei un esteta come Antonio Percassi che a Piacenza, ad Empoli e con il Livorno non si è divertito e che da qualche settimana non parla. Arrivano i dirigenti, si fanno sentire loro ma il silenzio del numero uno fa rumore. Molto rumore.

Dopo lo 0-2 firmato Pagano, qualcosa è successo. Summit, riunioni e telefonate. Parecchie telefonate. L’idea di cambiare c’è stata, forse c’è ancora ma il problema nasce quasi subito: chi al posto di Colantuono? Già, signori, non ci sono alternative. Tutti i nomi che sono girati non vengono ritenuti adatti per far fare al gruppo atalantino un salto di qualità importante. Cagni, Beretta e compagnia cantante (esclusi Gasperini e Bisoli che hanno già allenato e non possono firmare per altri) sono strade incerte e quindi la tendenza è quella di continuare con Stefano da Anzio. Senza altri passi falsi però, altrimenti tutto potrebbe succedere.

L’unico sondaggio, reale, è stato fatto con l’attuale tecnico dell’Al Nasr Walter Zenga. In passato, Zenga ha allenato a Palermo per cinque mesi (stagione 2009/10) e certamente ha avuto modo di lavorare con Giuseppe Corti: l’attuale talent scout atalantino gli aveva regalato Pastore. Le doti dell’ex portiere dell’Inter sono certificate dai risultati ottenuti in panchina in giro per l’Europa e non è un caso se lo sceicco arabo che l’ha ingaggiato gli ha chiesto di vincere lo scudetto degli Emirati.

Proprio qui, sta l’ostacolo insormontabile. Zanga è blindato da un contratto biennale (scadenza 2012) che vale 2 milioni netti a stagione. Anche se il ritorno in Italia lo stuzzica, vive in una faraonica residenza sul mare e la sua missione per il titolo è appena all’inizio: dopo tredici giornate vanta sei vittorie, sei pareggi e solo una sconfitta con un progetta ancora da realizzare e quindi pochi motivi per bussare alla porta del presidente e chiedere la rescissione.

Ricapitolando, quindi, la situazione è chiara: la fiducia in Colantuono è probabilmente un po’ meno totale rispetto a prima ma non ci sono alternative disponibili subito e quindi si continua così. Solo in panchina, però. Perchè sul campo le cose devono cambiare.

Fabio Gennari

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