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Editoriali

Mister, le scelte possono anche essere sbagliate

Di Redazione27 novembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cristiano Doni

Cristiano Doni

BERGAMO – Atalanta, la situazione è grave. Gravissima. I 30 punti in classifica, oggi, sono l’unico appiglio cui ci si può aggrappare per non cadere nello sconforto: inutile girarci attorno, lo 0-2 subito dal Livorno è pesante. Pesantissimo.

In estate, sono stato uno di quelli che ha sottolineato l’ingaggio di Colantuono commentandolo con grande positività. “E’ il miglior tecnico che si poteva ingaggiare, l’Atalanta con lui ha fatto il record di punti in B e in due anni, compresa la cavalcata di A, siamo a quota 131”. Ne ero convinto.

Oggi, dopo 17 giornate e cinque sconfitte sul groppone provo a valutare quanto la mano del tecnico sia stata importante nelle partite disputate e non trovo conforto. Gli errori contro il Livorno, sono stati palesi ed anche se la squadra è partita bene con Pettinari al tiro due volte (un palo) andando sotto per un gol incredibile e uscendo definitivamente di scena con la cacciata del Tir, non ci sono grosse spiegazioni.

“Le scelte le faccio io”. Certo, mister. Però le scelte possono anche essere sbagliate. Perchè dichiarare in conferenza che la gara di Crotone ha dato indicazioni (“non mi dimentico le partite precedenti”) e poi scordarsi Ruopolo in panchina? Perchè inserire al suo posto dall’inizio Doni che su un campo di patate e con un freddo becco è a forte rischio di ricaduta ai flessori della gamba sinistra?

Certo, con il capitano e Tiribocchi l’Atalanta schierava i due cannonieri stagionali (12 reti totali, Bertani-Gonzalez stanno a quota 22 e il solo Succi a 14) ma si erano fatte buone cose con la doppia punta e invece le scelte sono state diverse. Dopo una ventina di minuti Doni si è bloccato, chi si scalda? Ruopolo. Macchè, Ardemagni. Poi Carmona per Basha. Poi Ferreira Pinto per Bonaventura.

“Mi serviva gamba, se avessimo pareggiato in 10 poi era importante tenere”. Ma come si può segnare se i cross al centro non hanno un ariete che conclude e l’unico in grado di saltare l’avversario finisce sotto la doccia?

Errori del mister dunque, che uniti a tutte le altre gare in cui Colantuono non è riuscito a cambiare marcia alla squadra fanno pensare: l’Atalanta, quando va sotto, non recupera. Mai. I bonus, questa volta, non c’entrano: Piacenza ed Empoli sono state due sciagure mentre la sconfitta con il Livorno di Pillon (seconda stagionale dopo quella di TimCup) ha una sua logica. Fatta di fortuna altrui, di sciocchezze nostrane e di errori nella gestione.

Il pubblico nel finale ha fischiato, dalla tribuna si è udito forte un “Colantuono vaff….” ripetuto più volte mentre la Curva Pisani ha applaudito i giocatori. C’è da dire che, in questa stagione, gli ultras e il resto dello stadio non sono mai stati uniti in maniera totale ma è palese che al tecnico stia venendo a mancare una bella porzione di fiducia.

Esonero? Dimissioni? Non saprei, sinceramente, che soluzione si possa trovare nel caso in cui si pensi ad un cambio di guida tecnica. Quello che però mi viene da pensare è relativo alla gestione degli uomini che dovranno portare l’Atalanta in serie A: c’è unità d’intenti totale tra Colantuono e il gruppo? L’umore degli scontenti si tradurrà presto in richieste di cessione? Il rimbalzo tra 4-4-2 e 4-3-1-2 è ben digerito? Tante domande, poche risposte.

Dopo il ritiro deciso prima di Crotone (un giorno in più, nessuna clausura) l’Atalanta si ritrova lunedì visti i due giorni di riposo e giovedì partirà per Portogruaro. Trasferta difficile se pensiamo che in avanti giocheranno Ardemagni e Ruopolo: Tiribocchi sarà squalificato e Doni difficilmente recupererà. Un simile scenario, unito alla necessità totale di vincere, carica la gara di un’importanza estrema e se non si dovessero trovare i tre punti c’è da preoccuparsi. E parecchio.

Chiosa finale, Matteo Ardemagni. L’ex Cittadella ha toppato, purtroppo gli è capitato spesso in questa stagione e contro il Livorno sono arrivati segnali sconfortanti. “Sono un guerriero” aveva dichiarato ad inizio stagione. Peccato che, nei fatti, le prime 17 partite di questa stagione non ci abbiano mostrato segnali che possano far condividere una simile definizione.

Fabio Gennari

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