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Editoriali

Atalanta, 4-4-2 o rombo? Con questa rosa si può fare tutto

Di Redazione22 novembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il gruppo nerazzurro

Il gruppo nerazzurro

BERGAMO – Che rabbia. Già, il 2-0 rifilato al Crotone mi ha fatto rabbia. Faccio un piccolo passo indietro, poi torniamo a guardare in faccia la splendida luce del successo.

Senza i tonfi mentali di Piacenza (tre punti buttati) ed Empoli (andiamoci piano, almeno un pareggio si poteva prendere) l’Atalanta sarebbe a quota 34: con Novara – Reggina da giocare e Vicenza – Siena da recuperare, primo posto solitario. Che rabbia!

Posto che ogni partita è una storia diversa, ammesso ma non concesso che alcuni passi falsi arrivano e sono fisiologici, contro il Crotone si è rivista l’Atalanta che tutti si aspettano.

Nonostante le assenze (Barreto, Carmona, Bellini e Peluso più Doni e Ferreira Pinto per pochi spiccioli) i calabresi mai sconfitti lontano dallo Scida e spesso capaci di risultati importanti sono stati spazzati via con una manovra piacevole impreziosita da un Bonaventura strepitoso.

Gol di Tiribocchi e Pettinari a parte, fanno rumore i 12 calci d’angolo (a 1) per i nerazzurri e l’ennesima partita da quasi spettatore di Consigli: il primo dato, inequivocabile, è proprio legato a come i nerazzurri siano padroni del proprio destino. Se la testa gira, l’ho già scritto e lo ripeto, questa squadra non ha rivali: ci sarà da sudare, da lottare, da combattere ma i valori che ha l’Atalanta non li ha nessuno. Un esempio? Troppo facile: Giacomo Bomaventura.

Ho seguito la partita dal solito box 3, al mio posto questa volta c’era Mino Favini e spesso l’ho sentito sobbalzare sulla sedia. L’ultimo prodotto del vivaio arrivato in prima squadra, Bonaventura, ha disegnato un paio di numeri sul terreno di gioco che solo i grandi cercano e riescono a fare: partendo dalla fascia destra ha regalato spunti da urlo ma anche quando è passato a sinistra non ha affatto demeritato.

Otto presenze da titolare, dodici complessive ed un rendimento finalmente costante (dopo Modena, in casa è la seconda gara da applausi) che lo vede esaltarsi pure in fase difensiva: se rivedete la partita, ci sono un paio di recuperi che hanno del prodigioso, degni del miglior Padoin.

Detto del buon “Jack”, analizziamo il secondo dato importante di giornata: l’Atalanta, con il 4-4-2, ha più soluzioni. Colantuono nel dopo partita ha sottolineato come ci sono state prove buone e meno buone con entrambi i moduli. Vero, verissimo. Contro difese schierate è più facile allargare il gioco cercando la superiorità con gli uno contro uno lontano dal traffico centrale, con Cristiano Doni ed il fraseggio stretto si può sfondare anche centralmente ma l’errore, oggi, sarebbe scegliere.

Meglio il 4-4-2 o il rombo? Non ha importanza, con questa rosa si può fare tutto. Ci sono uomini adatti a tutte le soluzioni, focalizzarsi su una sola sarebbe folle. Colantuono vede i giocatori durante la settimana, può permettersi il lusso di scegliere tra Pettinari e Padoin, tra Barreto e Basha, tra Carmona e Padoin, tra Bonaventura e Ferreira Pinto, tra Bonaventura e Doni, tra Doni e Ardemagni, tra Ardemagni e Ruopolo, tra Tiribocchi e Ruopolo. E mi fermo qui. Non mi cimento nel calcolo delle combinazioni possibili, lascio divertire voi. Quello che però è innegabile è che ogni volta si possono ponderare davvero molte cose, senza lasciare nulla al caso.

Chiudo con le parole di Roberto Spagnolo, l’uomo che è sempre a Zingonia e che anche la domenica mattina dopo il 2-0 al Crotone si aggira nei corridoi del centro Bortolotti assetato di Atalanta. Il direttore generale che non c’era, quello che vive alle porte della città e respira Bergamo sette giorni su sette affiancando i Percassi dall’inizio della loro nuova avventura.

Dopo Empoli aveva parlato con la massima trasparenza, dopo il Crotone si è ripetuto con un concetto tremendamente importante. “Abbiamo costruito l’Atalanta per andare in serie A, non per vincere tutte le partite”. Messaggio forte, a tutto l’ambiente. I primi ad essersi arrabbiati per gli scivoloni di Piacenza ed Empoli sono gli stessi che non possono ignorare i 30 punti in classifica. Quei dirigenti che hanno deciso il ritiro, sono i promotori dell’ “Unico Obiettivo” che si chiama promozione. Vincendo il campionato, arrivando secondi o anche con i play-off (speriamo di no) l’importante è salire in serie A: si gioisca per i successi, ci si arrabbi per le sconfitte ma nessuno mai si dimentichi di questo. E’ importante, tremendamente importante.

Fabio Gennari

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