iscrizionenewslettergif
Editoriali

Un’assenza ingiustificabile: Atalanta, che ti frulla in testa?

Di Redazione15 novembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Antonio Percassi pensieroso in tribuna

Antonio Percassi pensieroso in tribuna

BERGAMO – Incredibile. Inspiegabile. Soprattutto, inaccettabile. La debacle nerazzurra in terra toscana, a distanza di ventiquattro ore, continua a mettermi in difficoltà. Sissisignori, in grande difficoltà.

Dopo Piacenza, credevo che fosse impossibile ripetere una figuraccia da matita rossa. Dopo Empoli, l’unica cosa che mi viene da dire senza esitazioni è questa: l’Atalanta, mentalmente parlando, è una squadra scarsa. Esatto, poco umile e scarsa.

Arrivi da tre vittorie consecutive, conquistate con una superiorità in alcuni momenti schiacciante e subendo pochissimo dagli avversari. Vai sul campo di chi non ha mai perso, di un avversario che subisce poco e che ti aspetta con qualche timore.

Sei tu che devi importi cercando di controllare l’unico uomo meritevole di attenzione: Coralli. Puoi pure permetterti di pareggiare, in quel caso allungheresti la striscia positiva e resteresti attaccato alle prime. Risultato? Dopo pochi minuti sei sotto, se non fosse per Consigli pure per 2-0, e i pochi bergamaschi in tribuna vedono Foti fare più danni della grandine. Con Troest e Manfredini spesso in difficoltà contro Coralli e compagnia cantante.

Qualcuno mi ha detto che la sconfitta è grave perchè sembra che, mentalmente, i giocatori atalantini non si siano presentati al Castellani. In effetti, il campo ha detto questo: troppo netta l’involuzione di tutti i protagonisti. Però è un discorso che non si può accettare, nella maniera più assoluta. I Percassi in tribuna erano decisamente arrabbiati, ho avuto modo di osservare il direttore generale Roberto Spagnolo da pochi centimetri durante la conferenza stampa e vi assicuro che l’aria si tagliava a fette.

La situazione, diciamolo chiaramente, è questa: l’Atalanta non è mai stata sovrastata da nessuna squadra, quando ha perso o pareggiato l’ha fatto per demeriti suoi più che per meriti avversari.

Se l’Empoli (difesa e contropiede), il Novara (difesa e contropiede) e il Siena (difesa e contropiede) hanno dimostrato del buon gioco contro gli uomini di Colantuono, la mia idea di calcio appartiene ad un altro mondo. Nelle tre sconfitte patite sui campi delle compagini forse più accreditate del campionato (assieme alla Reggina, presa a pallate in casa), l’Atalanta si è comportata in modo diametralmente opposto e il risultato è sempre stato determinato da quello che i bergamaschi hanno concesso agli avversari: due contropiedi al Novara dopo aver dominato il gioco per un tempo, un contropiede al Siena in una gara senza troppe emozioni e novanta minuti a Empoli con un approccio assolutamente vergognoso.

La classifica è buona, certo, perchè la mente non cancella i valori tecnico-tattici. Senza la testa, però, squadre meno dotate di te dal punto di vista tecnico riescono a tenerti testa. E non c’è rischio peggiore della sufficienza: se ti presenti contro il Cesaretti di turno e pensi di mangiarlo senza lottare, prendi gli schiaffi. Poi abbassi la testa e ti lecchi le ferite.

L’Atalanta ha lasciato lo Stadio Castellani alle 17.28, nemmeno 45 minuti dopo il fischio finale. Passando vicino al pullman, gli sguardi erano eloquenti. Troppo tardi, aggiungo io. “I bonus sono finiti, devono capirla”. Le parole di Spagnolo sono chiare: cosa può fare in più la società? Provvedimenti in vista? Secondo voi perchè il presidente Percassi si aggirava fuori dalla zona spogliatoi pensieroso? Se ci sono simili cali, il tecnico Colantuono ha oggettivamente delle colpe ma mai come questa volta mi sento di dire che, ad Empoli, è l’ultimo da condannare.

I pensieri degli uomini che devono decidere, oggi, sono legittimi: perchè prestazioni simili e altre diametralmente opposte? Come mai assenze ingiustificate parziali (Piacenza) o totali (Empoli)? Il problema è ben più grande dei sei punti lasciati per strada, qui c’è in gioco la credibilità di ragazzi appena retrocessi e che durante l’estate, per restare, hanno pure avanzato richieste. Gente di valore tecnico indiscutibile (per la categoria) cui però si chiede un’abnegazione mentale (totale) che in pochi hanno dimostrato: Doni, ad esempio, era nervoso oltre al lecito ma con la sua grinta in tutti i protagonisti, si sarebbe vista un’altra gara.

Tiribocchi, dopo il Modena, è stato definito indisponente. Quelli di Empoli, come vogliamo chiamarli? Ci saranno assenze pesanti (Barreto, Carmona e Bellini) ed una spada di damocle chiamata riscatto nella sfida contro il Crotone: probabilmente, arriveranno risposte come successo davanti al Padova. Ma, se così fosse, la rabbia aumenterebbe: servono schiaffi e sonore sconfitte per dimostrare di avere le …. gli attributi?

Fabio Gennari

Tris di vittorie e la Dea vola: a Empoli gara fondamentale

Doni abbraccia Bonaventura BERGAMO – Signori, ci siamo: ad Empoli andrà in scena il primo match davvero decisivo ...

Pdl, oscuri presagi sul congresso di dicembre

L'attuale coordinatore del Pdl di Bergamo Carlo Saffioti Non c'è certezza sui candidati. Non c'è certezza sul congresso unitario e tanto meno sul ...