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Editoriali Politica

Pdl, finita l’era Saffioti comincerà quella Pagnoncelli. Forse

Di Redazione9 novembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Marco Pagnoncelli

Marco Pagnoncelli

Una cosa è certa: stavolta Marco Pagnoncelli non ha sbagliato il timing. Fiutando l’aria e lavorando per mesi nell’ombra, mordendosi talvolta la lingua e – immaginiamo – mangiandosi il fegato, l’ex segretario provinciale di Forza Italia ha scelto il momento giusto per portare l’attacco finale all’avversario Carlo Saffioti.

Che fra i due non corra buon sangue, al di là delle dichiarazioni di facciata, non è un mistero. E non è un mistero nemmeno che Pagnoncelli punti a una rivincita nei confronti di colui che, a torto o ragione, considera un “usurpatore”. Allo stesso tempo però l’architetto di Bottanuco, che è un politico accorto e navigato, sa che la “vendetta”, politica per carità, è un piatto che si consuma freddo. E con calcolo e freddezza ha scelto “the right one”, il momento giusto per portare l’affondo al suo avversario.

Mai come oggi l’era Saffioti pare vicina al tramonto. Per l’intrinseca debolezza dell’attuale corrente del coordinatore. Lo confessano in molti, anche se talvolta a denti stretti. Laici, ciellini, ex An e liberi pensatori. Persino uomini a lui vicini. La sensazione è che la forza di trascinamento di Saffioti si sia esaurita a causa di una sequela di errori politici sparsi lungo il percorso. E che, a meno di concessioni politiche eccezionali, difficilmente il consigliere regionale possa recuperare il terreno perduto.

Dunque strada in discesa per Pagnoncelli? Forse, ma non del tutto. Su una possibile sonora vittoria, anche in questo caso, pesa l’incognita Cl. Pare sfuggito a molti, ma all’ufficializzazione della candidatura di Pagnoncelli i ciellini che contano non c’erano. Sintomo che il fluido movimento cattolico non ha ancora deciso definitivamente da che parte stare. Saffioti dunque potrebbe avere ancora tempo per rinsaldare un’alleanza che pareva perduta, anche se allo stato attuale pare improbabile.

Non tutti i giochi sono fatti, comunque. Il che qualche dubbio deve pur averlo suscitato in Pagnoncelli. Un dubbio del tipo: ma chi me lo fa fare di diventare coordinatore provinciale, dopo essere stato assessore regionale, delegato di Formigoni, cda Sea, con mai sopite aspirazioni parlamentari? Per questo, siamo davvero sicuri che l’architetto di Bottanuco abbia voglia di gettarsi nella mischia e affrontare una situazione così complessa, quando oltretutto le dinamiche romane dentro il Pdl e nel centrodestra sono in continua evoluzione? E secondo punto: perché alla luce di questa situazione, durante l’assise di lunedì sera si è sentito parlare, più volte, di congresso unitario? E cosa significano davvero quei continui richiami alla “soluzione condivisa”, dal momento che Pagnoncelli o Saffioti “condivisi” non lo potranno essere mai?

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