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Editoriali

Un Doni mostruoso: a Trieste è grande Atalanta

Di Redazione6 novembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il pubblico finto di Trieste

Il pubblico finto di Trieste

TRIESTE –- L’unico rammarico? Semplice, semplicissimo. Una simile dimostrazione di forza l’hanno potuta ammirare dal vivo poche centinaia di triestini, una manciata di bergamaschi e una tribuna intera di tifosi finti. Silenziosi, composti, perfino imbarazzanti.

Dettagli ambientali a parte, il successo di Trieste per l’Atalanta ha talmente tanti significati che ci vorrebbe un libro per scriverli tutti. Pensateci, dalla tenuta difensiva alla gestione dell’assalto, passando per un primo tempo controllato, un secondo tempo affondato ed una schiera di occasioni da far accapponare la pelle.

Un Atalanta talmente superiore all’avversario che il gol di Doni non è sembrato una liberazione ma la sacrosanta chiusura di una prova totale. Di una superiorità schiacciante.

Pensavo, seriamente, che l’Atalanta a Trieste avesse vinto. Non credevo così facilmente ma ero abbastanza confidente che i segnali visti con il Padova non fossero una bolla di sapone. Se due indizi fanno una prova, i tre schiaffi di Piacenza hanno scatenato una reazione mentale che ha trasformato la squadra bella e fragile in una compagine quadrata e capace di gestire l’assalto al fortino avversario con forza e intelligenza.

Almeno sette-otto palle gol, una rete ben costruita ed un portiere che nelle poche occasioni in cui viene chiamato in causa, risponde presente. Serve altro? Nossignori, per fortuna si gioca tra soli tre giorni contro il Modena e anche se dietro c’è emergenza, nessuno può pensare ad altro che non siano i tre punti contro i canarini. Perchè, badate bene, la settimana che inizia è importante.

Il Siena non giocherà a Vicenza, l’alluvione ha reso impraticabile il Menti, e c’è la possibilità che resti davvero dietro in classifica: anche se per poco, vedersi davanti a Conte non può che colpire positivamente Doni e compagni.

Il Novara, dopo la scampagnata ad Ascoli riceverà l’Empoli quando a Bergamo si vedrà il Modena: se pensate che sabato prossimo saranno i nerazzurri a far visita ai toscani (ancora imbattuti e con la miglior difesa del campionato) e i piemontesi saranno di scena a Piacenza i tre punti di Trieste (che devono diventare nove molto presto) sono determinanti.

Manca una vita al 29 maggio, però lasciateci sognare un po’: rincorrere qualcuno può essere stimolante e nello stesso tempo importante per allenare lo stress. Farlo, sapendo di essere più forti, significa mettere in pratica un esercizio mentale che nei momenti caldi potrebbe rivelarsi decisivo.

Se i leader fanno il loro e anche i “gregari” ci mettono qualcosa in più, l’Atalanta non può che sorridere. Se Doni continua a fare il Doni, 106 gol in 300 presenze sono qualcosa di mostruoso, ci si può prendere tutto il tempo che serve per allevare Bonaventura: “Jack” è bravo ma non gli si può fare una puntura di personalità, quella ti cresce dentro e serve solo tempo. Quanto? Difficile dirlo, speriamo molto poco.

Ultima chiosa, facciamo un po’ di casino. Ferreira Pinto è quasi pronto, quando ci sarà Colantuono dovrà mettersi le mani nei capelli. Lui, Pettinari, Ardemagni, Tiribocchi, Doni, Ruopolo giocherebbero in qualsiasi altra compagine di B e in molte di A. Sono sei uomini per, potenzialmente, quattro moduli: 4-4-2, 4-3-1-2, 4-4-1-1 e 4-3-3. Non parlo dei centrocampisti, altrimenti sfioriamo le combinazioni del superenalotto, mi limito a sottolineare che l’Atalanta, in emergenza, ha trovato una sua quadratura. Il mister presto avrà problemi di abbondanza, se riesce a gestirli ci aspettano mesi da sogno. Da sogno.

Fabio Gennari

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