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Economia

L’affondo di Breno (Cdo): la Servitec non serve più

Di Redazione5 novembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il presidente della Cdo Rossano Breno

Il presidente della Cdo Rossano Breno

BERGAMO — La platea era quella delle grandi occasioni. E così il presidente della Compagnia delle opere Rossano Breno non si è lasciato sfuggire la possibilità di mostrare la forza e la compattezza della sua associazione che è, a tutti gli effetti, uno degli assi portanti dell’economia bergamasca e non solo. Ecco dunque l’affondo: “Basta con gli intermediari. Sovrastrutture come la Servitec non servono più, i fondi devono essere attribuiti direttamente alle imprese”.

Il diciottesimo compleanno della Compagnia delle opere è un’affermazione della presenza sul territorio di un’associazione che conta 2500 iscritti. Davanti a 700 imprenditori, a deputati (i leghisti Stucchi e Consiglio), il sindaco di Bergamo Franco Tentorio e il presidente della Provincia Ettore Pirovano, i consiglieri regionali Marcello Raimondi, Maurizio Martina e Carlo Saffioti e il delegato Marco Pagnoncelli, tanti assessori e consiglieri provinciali e comunali, esponenti politici, della finanza, del credito e delle associazioni, riuniti nella sala Caravaggio del polo fieristico di via Lunga, Breno ha sferrato un attacco a Servitec, la “innovation company” che avrebbe dovuto far da punto di riferimento della tecnologia e della conoscenza e crocevia essenziale per progetti in campo energetico, ambientale e territoriale.

Al tavolo dei relatori anche Pier Aldo Bauchiero, direttore Lombardia Intesa Sanpaolo e Giulio De Metrio chief executive di Sea-Aeroporti di Milano. Partendo dall’esperienza di Mario Preve, presidente della Riso Gallo che attraverso un’impresa familiare lunga 150 anni ha creato una delle più grandi aziende del mondo nel suo settore – “andando a vendere riso ai cinesi”, ha detto Breno – il presidente della Cdo è stato categorico: “Se davvero vogliamo crescere sul fronte dell’innovazione, occorre che i fondi vengano attribuiti direttamente alle imprese, senza più intermediari. Strutture come Servitec non servono più. Sono dei filtri che non hanno più ragione d’essere. Le risorse legate allo sviluppo devono andare subito in circolo, per far decollare la ricerca in azienda”.

Applausi scroscianti, mentre nelle prime file qualcuno “trasaliva”. Per la cronaca, la Servitec è una società partecipata al 31,5 per cento dalla Camera di Commercio, per il 30 per cento dalla Provincia, per il 14 da Confindustria Bergamo. Tutte le altre associazioni – Dalmine, Università, artigiani, Ascom, Cna, Confesercenti, Coldiretti, Confagricoltura, Apindustria, Confcooperative,Tenaris, sindacati, Cassa Rurale di Treviglio, Ubi Banca e Cesap, hanno partecipazioni quantitativamente minori.

“Questo territorio e gli imprenditori sono passati attraverso la crisi, ma per la ripresa ora serve un’unità d’intenti perché solo insieme si può fare meglio”. Ma le parole usate ieri sera lasciano poco spazio a compromessi.

Nei prossimi giorni, Bergamosera pubblicherà un ampio speciale con tutti i video dell’evento.

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