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Economia

Privatizzazioni: l’affare acqua a Bergamo

Di Redazione20 ottobre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Le società dell'acqua sono un mercato molto importante a Bergamo

Le società dell'acqua sono un mercato molto importante a Bergamo

BERGAMO — La data pare lontana.  Ma visti i tempi della burocrazia italiana, quel 31 dicembre 2011 è dietro l’angolo. Da quel giorno l’acqua verrà privatizzata, secondo quanto stabilito dal famigerato decreto Ronchi. Prima d’allora, però, c’è da scommettere che se ne vedranno delle belle. Sì perché tutte le province – volenti o nolenti – dovranno adeguarsi alle norme del decreto che prevedono ostacoli strutturali tutt’altro che agevoli da superare. Come si prepara la Bergamasca all’appuntamento?

Beh, le cose sono ancora in “alto mare”. Le difficoltà interpretative contenute nella legge, che punta a rendere più efficiente, razionale e conveniente l’utilizzo di un bene indispensabile alla sopravvivenza, non facilitano certo il compito. E’ necessaria dunque un po’ di chiarezza. Escludiamo a priori le visioni dettate dall’ideologia politica e leggiamo quello che dicono le carte.

Ebbene, secondo quanto riportato dall’articolo 15 del decreto, sono due le strade per arrivare a una partecipazione privata nella gestione dell’acqua. La prima via è una liberalizzazione moderata che punta sul principio della “concorrenza per il mercato”. Ovvero, l’Ato (l’Autorità di Ambito territoriale) affida la gestione dell’acqua di una provincia al migliore offerente sulla base di una gara. Gara in cui saranno determinanti gli investimenti previsti, le tariffe, la qualità del servizio.

La seconda via è quella di una privatizzazione più strisciante, obbligatoria per le aziende pubbliche controllate dagli enti locali qualora non si provveda alla liberalizzazione. Gli enti locali devono vendere come minimo il 30-40 per cento delle quote azionarie che possiedono nelle aziende pubbliche controllate. Bergamo rientra in questo secondo caso. Ma per noi c’è un ma. La legge prevede infatti che l’acqua di un’intera provincia si gestita da una sola società che copra l’intero territorio mentre in Bergamasca il quadro è molto frammentato.

Le società in ballo sono diverse. E nessuna, dal momento che si parla di milioni di euro, è disponibile a svendere la propria fetta di utenza. La partita si gioca fra il colosso provinciale Uniacque – creato da Valerio Bettoni con l’obiettivo di unificare la captazione e la distribuzione delle acque sull’intera provincia – e altre 4 società “ribelli”, sopravvissute alle decisioni dell’Ato di unificare tutto.

In vista del decreto Ronchi, infatti, l’Ato aveva deliberato che le società che avevano chiesto di proseguire autonomamente la gestione del servizio sui loro territori non avevano i requisiti normativi per poter continuare la gestione. In pratica, l’Ato obbligava le 9 società ad aggregarsi in Uniacque SpA entro il mese di dicembre. Ebbene cinque si sono allineate. E’ il caso di Abm Next, Amias Servizi di Selvino, Consorzio Alto Sebino di Lovere, Costruzioni Dondi di Brembilla e la Nord Servizi di Albino. E la “fusione” talvolta ha fatto guadagnare capitali consistenti agli azionisti. Altre 4 invece – Bas Sii, Hidrogest, Cogeide e Servizi comunali Sarnico – hanno preferito proseguire per la loro strada, opponendosi al pronunciamento dell’Ato. Ne è nato un contenzioso legale ancora irrisolto.

La Provincia di Bergamo

La Provincia di Bergamo

Ora, la Provincia sta cercando di sbrogliare la matassa. Riepilogando: la legge impone un unico gestore in Bergamasca. La Provincia vorrebbe fosse la sua Uniacque, visto che, qualora Uniacque diventasse il gestore unico, sarebbe molto più facile mettere sul mercato quel 40 per cento di quote previste dal decreto Ronchi. Di privati interessati all’acquisto, d’altronde, ce ne sarebbero tanti. Il mercato bergamasco dell’acqua è molto attivo e importante. Un esempio su tutti: l’acquisizione della Nord Servizi è stato un successo per Uniacque e per chi ha venduto. In un solo colpo Uniacque ha portato a casa 12mila utenze per 29mila residenti, una rete idrica di oltre 200 chilometri e una rete fognaria di 140. L’erogazione di 2,5milioni di metri cubi d’acqua all’anno e le sorgenti Molinello e Rovaro di Albino, acquistando le quote dai Comuni di Albino, Gazzaniga, Gandino e dalla società privata Cart Acqua srl (subentrata ad Agos spa).

Altrettanto attivi gli imprenditori privati in Bergamasca. Anche qui un esempio: fra quelli più importanti nel settore, annoveriamo l’ingegner Fortunato Rota, un autentico “signore delle acque” per la competenza e l’esperienza in materia che, fra le altre cose, siede nel cda della Cogeide in rappresentanza dei privati, al fianco di 17 Comuni della Bassa e la Provincia.

“Sotterrare l’ascia di guerra in vista anche dell’applicazione del decreto Ronchi conviene a tutti, invece di spendere soldi in avvocati” ha dichiarato di recente sui giornali il presidente della Provincia Pirovano invitando le 4 società ribelli Bas-Sii, Cogeide, Hidrogest e Servizi comunali di Sarnico ad addivenire a un accordo con Uniacque, magari come “bracci operativi” sul territorio. Le società manterrebbero tutti i poteri (e i rispettivi Consigli di amministrazione), ma perderebbero l’autonomia finanziaria.

Sempre a proposito di finanze, molte associazioni di consumatori hanno fatto i conti in tasca al decreto. Pare che in seguito alla legge un a famiglia subirà dalla privatizzazione dell’acqua un aumento della bolletta del 16 per cento in media nel biennio 2010-2011 dovuto al fatto che il decreto Ronchi porterà un consistente aumento del costo del servizio derivante non soltanto dalla necessità di remunerare i costi di gestione, ma anche dall’esigenza dei privati di realizzare profitti dalla fornitura dei servizi idrici.

È stato inoltre stimato che per rimettere a nuovo le infrastrutture idriche nel prossimo triennio saranno necessari investimenti per 60 miliardi di euro. Con il decreto, lo Stato conta di passare parte del problema al settore privato, attirandolo con prospettive di guadagno che restano comunque molto allettanti.

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