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Editoriali

La violenza è inaccettabile ma con gli ultras il calcio è un’altra cosa

Di Redazione17 ottobre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Una coreografia della Curva Pisani

Una coreografia della Curva Pisani

Parlare di ultras non è mai facile. Si tratta di un mondo avvolto perennemente dal mistero, che viene raccontato quasi sempre nel momento in cui la sua prerogativa peggiore, la violenza, esplode durante una partita di calcio o a margine di qualche contestazione. Le cronache del passato, compreso quelle recenti, sono piene di esempi. Inutile rivangarli. Qualcuno, per fortuna, si ricorda pure di rimarcare le cose belle, le serate di solidarietà o gli aiuti organizzati per chi è in difficoltà ma succede talmente raramente che è difficile trovare riscontri. 

Prima della gara contro l’Ascoli, gli ultras dell’Atalanta hanno affidato i loro pensieri ad un comunicato, come capita solitamente nei momenti importanti. Quelli in cui c’è qualche segnale da mandare o qualche concetto da chiarire. Con la massima trasparenza, mettendo nero su bianco le proprie impressioni. Le proprie convinzioni. 

Ho letto più volte le due pagine scritte dai supporters atalantini e devo riconoscere che gli spunti di riflessione, questa volta, non mancano affatto. Chiarisco subito la mia posizione, quando si parla di queste cose il rischio di farsi appiccicare etichette è altissimo. 

Sono contro la violenza, non la concepisco in linea generale e men che meno se il motivo ha sfondi sportivi. Calcistici o di altra natura, non importa. Viceversa, sono un cultore dello sport vissuto dal vivo, il coinvolgimento e le emozioni che caratterizzano una partita vissuta allo stadio non hanno equali. Di nessun tipo. 

Mi rendo conto che spesso, quasi sempre, le due cose si scontrano perchè gli ultras, fenomeno di colore e di passione che rende unici gli spettacoli sportivi e che ha Bergamo ha regalato negli anni coreografie e momenti pazzeschi, hanno una costola del loro credo che rende lo scontro fisico, la violenza, la volontà di superare l’avversario da ogni punto di vista qualcosa di determinante. 

Come tutti, sono rimasto impietrito davanti alle immagini di Alzano. Le ho condannate, tuttora non le posso digerire ma credo che la posizione assunta dal gruppo Curva Nord nel comunicato sia apprezzabile. Un simile scempio, uno spettacolo fatto di auto bruciate e momenti di altissima tensione non può che essere condannato. Gli ultras lo fanno, pur considerando legittima la protesta. Come dire: giusta la sostanza, sbagliata la forma. 

Episodio di Alzano a parte, il nocciolo della questione è la Tessera del Tifoso. Viene ricordato l’aspetto contradditorio che prolunga per 5 anni il divieto di entrare anche per coloro che hanno scontato il provvedimento amministrativo per intero o lo hanno avuto sospeso e si cerca di spiegare, ancora una volta, il perchè della scelta di non aderire. Sinceramente, l’argomento è vecchio, ma ci sono un paio di dettagli che non possono essere sottaciuti. 

Si sottolinea come, in altre piazze, la collaborazione tra chi allo stadio non ci può andare e chi invece ha i requisiti per essere tesserato è molto maggiore. In sostanza, gli ultras, si aspettavano la stessa collaborazione che hanno ricevuto in occasione di coreografie o proteste in cui i bergamaschi, senza pensarci due volte, avevano risposto presente. Ricordo, ad esempio, la marea di cartelli gialli con la scritta “Vendesi Società” che invitavano i Ruggeri a mollare, siamo sicuri che fossero tenuti in mano solo dagli ultras? Oppure in quel caso, visto l’interesse comune della protesta, anche gli altri appassionati hanno aderito? 

L'inaccettabile violenza ultras

L'inaccettabile violenza ultras

A Bergamo, gli irriducibili che non hanno voluto fare l’abbonamento per stare uniti a chi era escluso per legge, si sentono abbandonati dai 16195 che invece hanno deciso di dare fiducia a Percassi. La politica dei prezzi stracciati, la voglia di partecipare ad un progetto ambizioso e la possibilità di andare allo stadio con amici e parenti spendendo pochissimo ha indubbiamente coinvolto molte persone e questo è comprensibile. C’è un dato, però, che è emerso nelle prestazioni casalinghe, inequivocabile: la quantità, se non è organizzata, non produce effetti. Non sostiene a dovere la squadra. Non si rivela quel dodicesimo uomo che tutti temono di trovare a Bergamo. 

Inutile nascondersi dietro un dito. La Curva Nord, da sempre considerata il vero valore aggiunto quando la Dea gioca in casa, oggi non fa la differenza. Non c’è quel sostegno continuo e potente che ha fatto sempre tremare tutti. 

La Curva Pisani ha circa 7000 posti, in alcune gare nonostante il quasi esaurito della campagna abbonamenti gli spazi vuoti erano parecchi ed è capitato anche contro l’Ascoli di sentire cori solo di rimbalzo scatenati dal centinaio dei “Forever Atalanta”, sistemati in Curva Sud. Loro, i Forever, sono l’unico gruppo organizzato oggi presente dentro al Comunale. 

In trasferta, per la verità, il sostegno è stato di gran lunga migliore se facciamo il confronto considerando presenze e decibel espressi ma i numeri segnalati dal volantino sono effettivamente bassi: nel passato, con molti meno abbonati, ci sono stati esodi ben maggiori anche in località logisticamente più difficili. 

Tralasciando i concetti strettamente legati alla mentalità ultras (rispetto per i torinisti e i novaresi), il dato di fatto è soltanto uno: senza il supporto e il coordinamento dello zoccolo duro che non ha potuto o ha deciso di non tesserarsi, la tifoseria dell’Atalanta è paragonabile a quella del Siena, del Varese o del Sassuolo. Spiace dirlo, ma è così: il livello si è drasticamente abbassato e la mancanza di un’alternativa è lampante. 

Il passaggio in cui si loda la politica volta al riavvicinamento del bergamasco all’Atalanta portata avanti dal presidente Percassi stride un po’ con le critiche, nemmeno troppo velate, sulla questione biglietti. Difficile sapere come siano andate veramente le cose, gli ultras denunciano difficoltà nell’acquisto dei tagliandi per il settore Curva Pisani (mentre in altre piazze ci sono state iniziative a sostegno dei vecchi abbonati) rendendo pubblica una certa disponibilità degli steward ad aprire i cancelli di altri settori per favorire il compattamento come avvenuto prima di Atalanta – Vicenza. 

La spiegazione della “questione Balconata”, poi, chiarisce il motivo dei movimenti rilevati durante Atalanta – Torino: il problema non è avere qualcuno che lancia i cori, semmai la posizione esatta in cui questo viene fatto perchè quelle sbarre di ferro poste al centro della curva hanno una storia e gli ultras pretendono che venga rispettata. Se non ragioni con la loro mentalità, il discorso è incredibile ma almeno ora abbiamo una versione ultras di quanto accaduto nel finale della gara contro i granata. Personalmente, continuo a non concepire come ci si possa azzuffare tra persone che vogliono il bene dell’Atalanta durante una partita in cui i giocatori hanno bisogno di tutto il sostegno per vincere. 

Nella scorsa settimana, ho letto della volontà di parecchie persone di prendere in mano la situazione per ritornare a tifare come si deve. Si preannunciava un massiccio tentativo di far valere il diritto di cantare. Risultato? Atalanta – Ascoli, silenzio assordante con pochi cori spontanei partiti qua e là. Come contro il Frosinone. Come contro la Reggina. Come contro il Torino fino all’80’. 

L’ho scritto in passato e lo ribadisco: questa situazione, non giova a nessuno. Non c’è maretta con la società, non ci sono contestazioni ai giocatori o una classifica deficitaria. Niente. Ci sono una marea di abbonati ma lo zoccolo in grado di coordinarli è fuori. Per legge o per scelta, però è fuori. 

La serata a favore della popolazione de L'Aquila

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Il comunicato non dice che per rientrare sono richieste garanzie particolari, favori o incentivi. Mi risulta che i pacchi di biglietti omaggio sono stati per anni caratteristiche di altre piazze: questa cosa, però, a Bergamo non succede. La richiesta, per come è descritta, è quella di avere un numero di tagliandi da acquistare con una sorta di prelazione, in modo da poter entrare in Curva Pisani e riorganizzare il sostegno della gente. 

A Genova e in altre città succede già, bisognerà stare a vedere se il presidente Percassi abbia in mente qualche soluzione in questo senso o se ci sia qualche spiraglio e in attesa di notizie è giusto registrare il distacco denunciato tra ultras e non-ultras: a Bergamo è marcato. Molto marcato. 

Nel comunicato, tuttavia, c’è uno spiraglio descritto nella “speranza che al più presto ci si possa ricompattare”. Evidentemente, la voglia di sostenere la maglia e lo spirito di gruppo che anima gli ultras stanno convergendo: la sensazione è che basti poco perchè tutto torni alla normalità. 

Se succede, l’Atalanta costruirà le sue fortune al Comunale come in passato. Se succede, più nessuno dovrà preoccuparsi di salire in balconata e il coro “vogliamo cantare” che si è levato durante la partita con il Torino resterà un ricordo. Se succede, sarà bello raccontare solo di una bolgia nerazzurra e trattare di temi extra-calcistici per segnalare le iniziative benefiche. 

Gli ultras sono la frangia passionale e colorata del tifo. Lo sono sempre stato, lo saranno sempre. Sono violenza, quella la condanniamo tutti quanti senza esitazioni. Sono solidarietà, umanità, rispetto di chi è meno fortunato e molto altro. Sono quelli che, a Bergamo, organizzano il più grande momento di aggregazione estivo: la Festa della Dea. Sono gli stessi. 

Chi parla di “azioni squadriste”, di “mafiosi”, di “delinquenti senza scrupoli” dimostra di conoscere poco il mondo ultras: a Milano ci sono stati dei gambizzati, ci sono malavitosi che controllano le vendite del materiale. A Roma girano coltelli come se piovesse, addirittura i capi ultras hanno aperto una catena di negozi e costringono Lotito a girare con la scorta. Meglio fermarsi qui, per chi volesse approfondire suggerisco una ricerca sul web ma, fidatevi, a Bergamo succede tutto per passione. Tanta passione. Forse, troppa passione. Nel bene e anche nel male. 

Fabio Gennari

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