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Editoriali

Novara dimostra che l’Atalanta è padrona del suo destino

Di Redazione14 ottobre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Ardemagni e Ruopolo

Ardemagni e Ruopolo

BERGAMO – Pensavo di andare a Novara e vedere una partita dura, contro un avversario tosto e restando accucciato in tribuna nella speranza di un risultato positivo. Magari di un punticino immeritato.

Sulla strada del ritorno, invece, ho ripensato ai 90 minuti giocati dai nerazzurri al Silvio Piola e devo dire che, questa volta, il calcio ha dimostrato tutta la sua imprevedibilità: il 2-0 a favore dei piemontesi, permettetemi, punisce oltre misura la squadra nerazzurra.

Il Novara per settanta minuti, settanta, non è mai riuscito ad innescare con pericolosità i due cannonieri della serie B. L’Atalanta, rabberciata in difesa e costretta a cambiare subito Peluso con Capelli, non ha rischiato nulla: Andrea Consigli, per tutta la partita, è stato spettatore non pagante dal campo di gioco.

S’è perso, è vero, ma la sconfitta è arrivata su due episodi. L’errore di Troest può capitare, certamente è stato inaspettato perchè fino a quel momento Gonzales era stato tanto abulico quanto inesistente. Tant’è, gli sono bastate due fiammate per spedire in gol Bertani (pazzesco, settimo gol e primo posto a pari merito con il compagno e Bonazzoli nella classifica marcatori) e causare il rigore per fallo di mano di Raimondi.

Questo è quanto, senza altro da aggiungere per rafforzare la tesi che il Novara ha vinto con merito. Non l’ha fatto, perchè l’Atalanta per tutto il primo tempo ha comandato le operazioni e pure nello sterile finale ha provato a costruire senza successo.

L’aspetto più confortante, emerso dalla sconfitte di Siena e Novara, è relativo alla natura delle debacle stesse: i nerazzurri, sono padroni del proprio destino.

La condizione fisica è da migliorare, Colantuono dice che non si può pretendere di costringere gli avversari al torello per 90 minuti ma è vero pure che se spari tutto subito e non concludi, la squadra che ti affronta ti aspetta: visto che è una costante delle ultime gare, l’Ascoli potrebbe impostare una gara di contenimento iniziale per provare poi ad offendere nel finale.

Siccome il calcio non è matematica, magari tra meno di tre giorni saremo intenti a scrivere l’esatto contrario ma è indubbio che sia l’Atalanta, solo l’Atalanta, a dover decidere il suo destino. Non servono innesti, non servono stravolgimenti, non bisogna sperare che altri calino perchè più forti. Questa squadra continua ad essere la più forte, ho visto dal vivo le gare con Siena, Sassuolo, Torino e Novara e nessuno ha dato l’impressione di potersela giocare: tutti, nessuno escluso, hanno giocato difesa e contropiede.

Chiudo con un paio di considerazioni personali su Raimondi e Ardemagni. Affermare che il terzino bergamasco ha colpe sulle reti del Novara, è qualcosa di assolutamente fantasioso: in occasione dell’1-0 la copertura della zona è corretta ed è bravo Gonzales a pescare il secondo palo, sul rigore un rimbalzo lo tradisce e non c’è molto da fare. Contro il Torino ci sono stati fischi, la prestazione è stata tutt’altro che buona ma a Novara ho rivisto buone cose in appoggio all’azione offensiva: avanti così, anche gli scettici della tribuna smetteranno di beccarlo.

Matteo Ardemagni, per tutto il primo tempo, si è mosso bene. Più volte, in fase di ripartenza, sia lui che Tiribocchi erano pronti per ripartire in profondità: se il suggeritore di turno non verticalizza, la colpa non è certo del numero 63 di Colantuono. Il palo di Tiribocchi è nato da uno scambio con Ardemagni, l’angolo da cui è nato il salvataggio sulla linea è conseguente ad una discesa di Tiribocchi che cercando Ardemagni a due passi dalla riga ha trovato il difensore del Novara in chiusura disperata.

Nella ripresa, Ardemagni ha fatto fatica come Tiribocchi a trovare pertugi, l’azione nerazzurra non è più stata così fluida e si è faticato: certamente può fare meglio ma nella valutazione di una partita bisogna guardare bene ogni elemento e pesare nel modo corretto il supporto che ti da la squadra e quanto metti del tuo per fare la differenza.

Fabio Gennari

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