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Editoriali

I serbi, allo stadio, non dovevano arrivare. Chi ha sbagliato?

Di Redazione13 ottobre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I delinquenti serbi allo stadio di Genova

I delinquenti serbi allo stadio di Genova

Tifosi della Serbia? Ultras della Serbia? Nossignori, delinquenti da rinchiudere. Senza se e senza ma, buttando la chiave così lontano che nemmeno una sonda spaziale sarebbe in grado di ritrovarla.

Italia-Serbia, stadio Marassi di Genova. Doveva essere una bella serata di calcio, si è trasformata in una vergogna pallonara di cui non ho memoria. Di cui, forse, nessuno ha memoria.

Di incidenti negli stadi ne sono successi tanti, mai mi era capitato di vedere un branco di animali inferociti di questo livello raggrupparsi all’interno di un settore ospiti e decidere, autonomamente, di non far giocare una partita. Mai.

Quello che hanno fatto, lo avete visto tutti. Se a qualcuno fosse sfuggito, basta andare su youtube e probabilmente ci vorrà poco a capire fino in fondo la situazione. Il primo pensiero che mi è venuto, però, è stato un altro: come è potuto accadere? Come è stato possibile che un gruppo così nutrito di delinquenti sia arrivato da Belgrado a Genova senza filtri?

Nel settore ospiti c’erano 1600 persone, sembra che la maggior parte siano appassionati della Stella Rossa di Belgrado. Bene, da Belgrado a Genova ci sono oltre mille e cento chilometri. Questi sono arrivati con i pullman (su uno di questi è stato trovato nascosto l’animale incappucciato che li ha coordinati) in tanti, arrabbiati, carichi di petardi e torce da stadio ed erano dentro lo stadio. Non in una gabbia del circo, dentro lo stadio.

Il responsabile per il Viminale della sicurezza della nazionale italiana di calcio Roberto Massucci, sul sito gazzetta.it, ha dichiarato “Eravamo consapevoli che fosse una partita a rischio”. E ancora: “Andavano fermati prima, dalla polizia Serba. Non avevamo informazioni che qualificassero i tifosi serbi così ad alto rischio, non c’era nessun poliziotto serbo ma avevamo valutato il rischio”. E ancora “Già nel pomeriggio in centro a Genova abbiamo dovuto favorire l’afflusso allo stadio dei tifosi per evitare che facessero danni in città. Il controllo è stato accurato nella misura in cui può esserlo su 2000 persone in poco tempo”. E infine “Un retroscena: all’atto della partenza del pullman serbo dall’albergo i tifosi hanno tentato di aggredire i giocatori lanciando dentro un fumogeno”.

Ma come, siamo nel paese della Tessera del Tifoso, delle trasferte vietate, del massimo impegno contro i tifosi violenti e non si è in grado di gestire dalla frontiera di Trieste a Genova un gruppo di scalmanati travestiti da tifosi?

Delinquenti di primo livello fanno casino in centro città e si favorisce il loro afflusso allo stadio per evitare problemi? Perchè allo stadio cosa fanno, le monachelle del convento che recitano il rosario? Oppure si è pensato di farli entrare a Marassi semplicemente per evitare scene di guerriglia come successo in passato durante il G8 con il rischio magari che ci scappasse un altro morto?

I controlli sono stati accurati nella miglior misura possibile? Ma i tornelli? E le perquisizioni ad uno ad uno che ad ogni partita vengono fatte durante il campionato? In uno stadio italiano si è mai visto uno salire sulle recinzioni e tagliare con delle forbici una rete di protezione per favorire il lancio di fumogeni in campo e sugli spalti? Gli estintori se li sono portati da casa oppure a Genova ce ne sono di sparsi nel settore ospiti?

L’ultimo dato della serata riguarda i rinforzi che attorno alla mezzanotte sono partiti da Milano e da Torino per affiancare i poliziotti di Genova e che hanno contribuito, poi, all’arresto del campo branco. Non era il caso di preparare un miglior dimensionamento numerico della forza pubblica fin dalla mattinata?

Mi fermo qui, ci sarebbero molte altre cose da commentare ma spero che lo faccia chi di dovere.  Quello che mi preme sottolineare è che in un paese dove ci si vanta di aver risolto tutto con un bancomat della fede chiamato Tessera del Tifoso è inammissibile che accadano certe cose.

Dire “andavano fermati in Serbia” significa scaricare le responsabilità sugli altri, è vero che visto il fresco precedente del gay-pride di Belgrado si poteva gestire meglio prima della frontiera ma è altrettanto vero che a Genova, allo stadio di Marassi, si è avuta una pesantissima dimostrazione di come 1600 persone, organizzate e parecchio arrabbiate, possono fare il bello e il cattivo tempo ovunque. Per strada come allo stadio.

Fabio Gennari

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