iscrizionenewslettergif
Editoriali

Il Nobel premia i talenti bergamaschi, ma la politica non c’è

Di Redazione11 ottobre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Un’assenza che pesa come un macigno. Ebbene sì, fra le tante persone che hanno partecipato al Phd Day, la cerimonia di consegna del prestigioso diploma ai 46 neodottori dell’Università di Bergamo da parte del Premio Nobel Chalfie, non c’era un solo politico.

E dire che il titolo della cerimonia era emblematico: “L’Università degli studi di Bergamo incontra la città”. Solo che la città non c’era. E, a dire il vero, non c’era nemmeno la Provincia. Dov’erano il sindaco, il vicesindaco, il presidente della Provincia, gli assessori comunali, provinciali e regionali, i delegati, i consiglieri, i segretari di partito, gli esponenti di partito? A occhio e croce circa 500 politici, molti dei quali a tempo pieno? Possibile che non ci fosse uno straccio di consigliere comunale disponibile a salutare un premio Nobel che consegnava il Phd a 50 giovani bergamaschi? Il Phd: il più alto riconoscimento accademico ai nuovi talenti della nostra terra.

Negli Stati Uniti e nel resto d’Europa, istituzioni e aziende farebbero a gara per accaparrarsi questi 50 ragazzi. Da noi non c’è un politico uno che si sia degnato di portare un saluto. Una classe politica che non sa riconoscere l’importanza dell’università nella formazione di una classe dirigente è una classe politica senza futuro. Per fortuna, ci viene da dire. E’ una classe politica cieca, extraterrestre, priva di contatto con il mondo, che persegue interessi ben distanti da quelli della società reale.

Il messaggio lanciato all’Università è stato chiaro: non ci interessa. Sarebbe stato curioso vedere cosa sarebbe accaduto se alla cerimonia fosse stato presente il presidente della Regione, come si paventava qualche settimana fa. Azzardiamo un’ipotesi: tutti presenti per la foto a 100 denti vicino a Formigoni, come se sedere al Pirellone fosse più importante di aver vinto un Premio Nobel.

Evidentemente, in quella visione stralunata, sì. E dire che la notizia della cerimonia era ben nota. I mezzi di comunicazione erano tutti presenti. Persino il Tg3 regionale l’ha messa nella sua edizione di punta, quella serale delle 19.30, con tanto di servizio dedicato.

Ma per i nostri politici, no, non ne valeva la pena. Meglio andare da un’altra parte. D’altronde non s’inagurava nulla con denaro pubblico, quindi non ci si poteva auto-incensare, anzi c’era pure il rischio di sfigurare. Ebbene, la figuraccia è stata ancora peggiore. E così una cerimonia in cui un premio Nobel accoglie 46 ragazzi bergamaschi nel Gotha della ricerca internazionale va deserta d’istituzioni politiche. Le stesse che ogni giorno si riempiono la bocca di cultura, giovani e sinergie. “Parole, parole, parole” cantava Mina.

Nella scorsa campagna elettorale, il nostro giornale fece notare che sui manifesti del centrodestra non c’erano la cultura e l’Università fra le priorità. Pensavamo – e speravamo – fosse un errore. Dobbiamo ricrederci.

Atalanta, super-Tir si prende i baci di Doni e Percassi

Il bacio di Doni a Tiribocchi (foto Mariani) BERGAMO – Dicono che il bacio sia una delle massime espressioni d'affetto. Ce ne sono ...

I serbi, allo stadio, non dovevano arrivare. Chi ha sbagliato?

I delinquenti serbi allo stadio di Genova Tifosi della Serbia? Ultras della Serbia? Nossignori, delinquenti da rinchiudere. Senza se e senza ma, ...