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Editoriali

Atalanta, super-Tir si prende i baci di Doni e Percassi

Di Redazione11 ottobre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il bacio di Doni a Tiribocchi (foto Mariani)

Il bacio di Doni a Tiribocchi (foto Mariani)

BERGAMO – Dicono che il bacio sia una delle massime espressioni d’affetto. Ce ne sono di diversi tipi, non è questo il luogo adatto per disquisire sui significati di ognuno ma dentro Atalanta – Torino, secondo successo a Bergamo dei nerazzurri e quarto in campionato su otto partite, ce ne sono un paio che meritano menzione.

Il primo, immortalato splendidamente dalla foto di Alberto Mariani, fa quasi sorridere. Cristiano Doni, alcuni istanti dopo la rete del 2-1, stampa un bacio sulla bocca dell’eroe di giornata: Simone Tiribocchi. Il motivo? Semplice, signori miei. Il capitano nerazzurro è innamorato a tal punto di questa maglia che simili manifestazioni d’affetto sono quasi normali verso chi contribuisce alla sua gioia. L’immagine, permettetemi, è fantastica.

L’altra testimonianza di gioia così palese, è arrivata in mix-zone una quarantina di minuti dopo il fischio finale. Il bomber romano stava parlando proprio ai nostri taccuini, aveva appena dichiarato quanto fosse felice per l’importante gol realizzato e a meno di un metro si è trovato a passare il presidente Antonio Percassi. Uno squardo, un buffetto ed un abbraccio del numero uno nerazzurro condito da un tenero bacio sulla guancia.

Prima in campo, dal capitano, poi davanti ai giornalisti, dal presidente: la serata di Simone Tiribocchi, sotto ogni punto di vista, è da incorniciare.

Tornando alla partita, dopo la doverosa premessa sentimentale, è giusto sottolineare come per la terza gara di fila, la formazione orobica abbia dominato l’avversario senza troppi affanni. Qualcuno dice che le tenuta atletica copre solo un’ora, io dissento provando a caratterizzare quella fase di gioco.

E’ difficile, direi quasi impossibile, schiacciare l’avversario davanti alla porta creando occasioni su occasioni. Quelle costruite dai nerazzurri nel primo tempo sono state parecchie e il pelo nell’uovo, semmai, è da trovare nella concretezza. Il rapporto tra palle gol create e reti realizzate, anche contro il Torino, è stato troppo largo: se si esclude Sassuolo l’Atalanta ha sempre costruito tanto segnando però poco.

Ci sono altri due dati che, euforia del risultato a parte, mi preme sottolineare. Prima di tutto, la presunta sterilità degli attaccanti. Questa squadra, dal pacchetto avanzato, ha ricevuto finora un bottino di 6 gol (3 Tiribocchi, 2 Ruopolo e 1 Ardemagni) su un totale di 9 nelle prime 8 gare: non si segna tantissimo, è vero, ma ogni volta che l’Atalanta è andata in rete c’è stato lo zampino delle punte.

Solo contro Varese, Frosinone e Siena i tifosi non hanno potuto esultare, per il resto c’è sempre stato un difensore o un centrocampista vicino agli attaccanti sul tabellino dei marcatori: dovessero continuare con questa media, lì davanti, si sfiorerebbe quota quaranta.

Chiudo con Peluso e Troest, devo fare un mea culpa. Non ho mai particolarmente enfatizzato le prestazioni del difensore ex Albinoleffe, credo che in rosa ci siano pedine più importanti di lui però è giusto fare marcia indietro. Federico Peluso, oggi, è una garanzia per l’Atalanta: al centro o sulla fascia Colantuono può fare affidamento su di lui e l’interesse del Napoli durante l’ultima sessione di mercato è presto spiegato.

Troest, poi, si è trasformato da oggetto misterioso e punto di forza. Usando un’espressione fiabesca, sembra il rospo diventato principe azzurro. Ma, un attimo. In quella storia tutto il merito fu di un bacio. Che ci sia lo zampino di Doni anche in questo caso?

 Fabio Gennari

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