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Salute

Cancro: mancano regole sulle biobanche, ricerca a rischio

Di Redazione8 ottobre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Mancano regole certe sulle biobanche

Mancano regole certe sulle biobanche

Un vuoto normativo rischia di bloccare la ricerca contro il cancro. E’ quello che riguarda le biobanche, raccolte organizzate di campioni biologici (in particolare tessuti, cellule, sangue) che forniscono strumenti essenziali per la ricerca perché possono favorire significativi avanzamenti nella definizione delle terapie personalizzate.

La donazione di tessuti oggi è resa incerta e difficoltosa dall’assenza di regole certe, e anche in Europa mancano standard comuni di riferimento. L’ammonimento arriva dal convegno a Palazzo Marino di Milano “Le Banche dei Tessuti: e’ possibile donare le proprie cellule per la ricerca?”, organizzato dalla Società europea di oncologia medica (Esmo) e dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom).

Nell’incontro, che inaugura il 35esimo congresso Esmo con la partecipazione di oltre 15mila esperti, è stato annunciato che l’Italia si candida ad essere il primo Paese a definire punti condivisi da sottoporre al Garante per la privacy elaborati da un comitato di esperti. “Questo tipo di raccolta – spiega l’oncologo degli Ospedali Riuniti di Bergamo Roberto Labianca, presidente del comitato italiano del congresso Esmo 2010 – si adatta perfettamente allo studio dei tumori, gli unici tessuti patologici che possiedono un genoma (e quindi una costituzione molecolare) diverso da quello dell’individuo di origine e capace di rapida evoluzione”.

Il Comitato etico indipendente (Cei) della Fondazione Irccs Istituto dei tumori di Milano a partire dal 2008 ha avviato un percorso di consultazione e condivisione di criteri con gli altri Cei disponibili e con ricercatori, esperti di bioetica, giuristi. Il risultato e’ un documento che contiene le raccomandazioni per definire i nodi critici. Alla stesura del testo ha offerto un contributo decisivo la Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo).

“Oggi vi sono solo alcune indicazioni del garante della privacy, sottoposte pero’ a interpretazioni giuridiche non univoche – sottolinea il prof. Francesco De Lorenzo, presidente della Favo – e’ duplice il ruolo dell’autore dell’atto di disposizione: da un lato e’ donatore, dall’altro utilizzatore delle possibili informazioni, fino a oggi del tutto trascurate, provenienti dalla biobanca per la cura della sua malattia. Vogliamo che la donazione sia resa non solo piu’ semplice, ma anche piu’ sicura e aderente agli interessi dei malati e dei loro familiari. Cio’ si traduce in un vantaggio per la ricerca”.

Nel testo elaborato dal comitato di esperti uno dei punti fondamentali è la terzietà delle biobanche: devono essere indipendenti rispetto ai donatori, ai ricercatori (e ai loro sponsor) e alle istituzioni di ricerca e cura.

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