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Bergamo

Bimba invalida dopo il cesareo: i Riuniti smentiscono la lite fra medici

Di Redazione29 settembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gli Ospedali Riuniti di Bergamo

Gli Ospedali Riuniti di Bergamo

BERGAMO — La Procura di Bergamo ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di lesioni colpose gravi sulla bimba albanese nata il 30 gennaio all’ospedale di Bergamo. Per ora il fascicolo è a carico di ignoti e non ci sono dunque medici indagati. La magistratura vuole fare luce su quanto è accaduto in sala parto, anche in seguito a una denuncia presentata dal padre della piccola.

Pare infatti che prima del parto siano passate molte ore, anche a causa di una discussione tra due medici che erano in disaccordo sulla necessità di praticare alla madre il taglio cesareo. Secondo la ricostruzione dei genitori, sarebbe la conseguenza di una lite in sala parto sulle procedure da eseguire. Ma gli Ospedali Riuniti di Bergamo, struttura dove la mamma era ricoverata, smentiscono che ”le condizioni della bambina siano imputabili a un contrasto fra gli operatori”.

L’episodio risale al 30 gennaio scorso. E’ recente, invece, l’apertura di un fascicolo, a carico di ignoti, da parte della Procura di Bergamo che dovrà ora accertare quanto denunciato dai genitori della piccola, una coppia di albanesi. Secondo il padre della piccola, la moglie sarebbe stata lasciata due giorni in sala travaglio con dolori fortissimi. La piccola, nata con un parto cesareo, sarebbe invalida al 100 per cento, cieca e verrebbe nutrita attraverso un sondino. La madre 35enne, invece, non potrebbe più avere figli, a causa di lesioni all’utero. Le indagini dovranno chiarire eventuali ritardi nella decisione di procedere con il taglio cesareo.

I Riuniti, si legge in una nota, “smentiscono che si sia mai verificato un litigio”. E rendono nota la loro versione dei fatti: “La signora è stata ricoverata nella serata del 28 gennaio e assistita correttamente per tutta la degenza. Le ecografie e i costanti monitoraggi dei parametri fetali hanno evidenziato una situazione regolare sia per il feto che per l’andamento del travaglio”. Poi i primi segnali che qualcosa non andava: “Il monitoraggio, eseguito in continuo, alle 20 ha evidenziato sofferenza fetale – prosegue l’ospedale – e il medico di guardia ha deciso per un cesareo in emergenza”. Ma la donna, albanese di 35 anni, in un primo momento avrebbe detto no all’intervento chirurgico. “Solo una volta ottenuto il consenso della donna, che in un primo momento si era opposta all’intervento – dichiarano dall’ospedale – i medici potevano procedere”. E alle 21 la bambina nasce “gravemente asfittica”. E’ invece “inesatta la notizia che in seguito al parto la paziente ha perso l’utero”, aggiungono dalla struttura.

All’ospedale, infine, “non risulta che vi sia alcuna indagine in corso, ma una semplice richiesta di documentazione da parte del legale della famiglia. Ma pur capendo il dolore della famiglia, l’azienda ospedaliera smentisce fermamente che le condizioni della bambina siano imputabili a un contrasto fra gli operatori”.

Intanto, il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando, ha scritto all’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, chiedendo “una dettagliata relazione in riferimento a un parto in seguito al quale una bimba sarebbe nata invalida” agli ospedali Riuniti di Bergamo. E’ quanto si legge in una nota della Commissione, che intende far luce sul caso.

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