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Editoriali

Cagni allo stadio? Colantuono lavori tranquillo

Di Redazione26 settembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il gruppo nerazzurro

Il gruppo nerazzurro

BERGAMO – Ho sottolineato spesso, da queste pagine, l’importanza dei numeri. Dei segni tangibili, dei fatti concreti. Dentro una partita di calcio ci sono troppe componenti per pretendere di trovare la formula giusta che sia in grado di spiegare una vittoria, un pareggio o una sconfitta.

Bene, signori, partirò anche questa volta da tutti quegli elementi che sono inoppugnabili. Il primo, naturalmente, è il risultato centrato dalla truppa di Colantuono: l’1-1 contro la Reggina è un risultato deludente. Lo è già sulla carta, figuriamoci analizzando le occasioni create nel primo tempo e la deprimente manovra messa in campo dagli avversari di giornata: catenaccio, palla lunga e pedalare.

Un esteta come Antonio Percassi, come già successo in occasione della gara con il Frosinone, non può aver apprezzato. L’Atalanta però, a differenza delle ultime uscite, ha giocato molto bene per lunghi tratti producendo occasioni su occasioni e proprio qui si incastra il secondo assunto pallonaro che nessuno può opinare: il portiere Puggioni, come era già successo ai colleghi di Frosinone e Vicenza, si è portato via la statuetta del migliore in campo. Senza se e senza ma.

Tanto per non lasciare nulla nell’oblio dell’indifferenza, pensando che dentro ad un pareggio simile non ci siano elementi esterni che hanno remato contro l’Atalanta, è doveroso segnalare la pessima direzione di gara dell’arbitro Gallione. Assolutamente insufficiente per la condotta, permissiva e poco attenta nei confronti della Dea, ma ancor più decisiva contro Cristian Raimondi.

Sissignori, il rosso comminato al ragazzo nato a Sedrina fa il paio con quello rifilato a Colantuono in quel di Siena: due cacciate diverse ma ingiuste ai danni dell’Atalanta. Raimondi non ha toccato l’avversario in occasione del primo giallo ed è stato colpito volontariamente da Rizzato in occasione del rosso: riguardate bene le immagini, non ci sono commenti da fare.

Esaurite le valutazioni oggettive, passiamo all’analisi più personale di quanto la squadra ha espresso durante la gara. Sinceramente, ho visto una bella Atalanta nella prima fase: ritmo, manovre in verticale e giocatori superiori rispetto agli avversari sia sul piano individuale che corale. Come a Pescara, come contro il Frosinone. Come contro il Vicenza. E, badate bene, indipendentemente dal modulo.

Questo gruppo può giocare con il 4-4-2 o con il trequartista, può farlo con interpreti diversi ma resta superiore alla concorrenza. Non si è vinto perchè Bonazzoli ha fatto un gol da non credere e perchè dopo un’ora si è rimasti in dieci uomini. I gol andavano segnati prima e se unite la pessima percentuale realizzativa (rispetto a quanto produce, l’Atalanta segna pochissimo) alla condizione ancora precaria (non c’è più di un’ora di autonomia, in questo momento) è facile spiegare le difficoltà.

Nel bicchiere mezzo pieno, invece, ci sono i pochi gol subiti (solo 2 in 6 gare) e una classifica che si muove sempre: sabato a Sassuolo ci sarà già uno scontro molto importante, gli avversari sono reduci da una sconfitta a Crotone e sono due punti dietro ai nerazzurri a testimonianza di come questo campionato è tutto tranne che prevedibile.

Ultima chiosa, la presenza allo stadio dell’allenatore Cagni. Qualcuno l’ha rimarcata, nel dopo partita mi sono tolto la soddisfazione di contattare direttamente l’esperto tecnico diventato famoso con Empoli e Piacenza: l’ho disturbato mentre seguiva Milan-Genoa, poco prima di mangiare un boccone per poi gustarsi Inter-Roma.

Aggiungo che a Siena, sugli spalti, c’era Davide Ballardini ma qui siamo in presenza di due non-notizie. Motivo? Gli allenatori disoccupati si muovono e seguono le partite più interessanti, lo stesso tecnico bresciano era in tribuna anche a Torino per Juventus-Palermo e a Padova per Padova-Reggina di qualche tempo prima. Tutto normale, nessuna manovra silenziata in corso che sfiduci Colantuono. Garantito.

Fabio Gennari

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