iscrizionenewslettergif
Editoriali

Scusate, ma i capricci dei calciatori m’indignano

Di Redazione24 settembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Calcio e soldi

Calcio e soldi

Disoccupazione all’8,5 per cento. Più di un giovane su quattro senza lavoro. I disoccupati sono più di due milioni. Questi sono i titoli che consegna oggi la cronaca con riferimento all’economia. E dall’altro il grande, terribile, problema dello sciopero dei giocatori di calcio.

L’avevano minacciato. Poi, alla fine, sono tornati sul pianeta Terra per un attimo e lo hanno ritirato. Li capisco, poveretti. Non è facile di sicuro per loro discutere di riduzioni dello stipendio da 12 milioni di euro l’anno (più i premi) a soli 9. Se succedesse a me sarei disperato e terrorizzato. E chi torna a casa a dirlo alla moglie? “Sai cara, quest’anno austerity, abbiamo solo nove milioni di reddito (18 miliardi delle vecchie lire) quindi preparati perché da domani i piatti li devi lavare tu”. Terribile. Non si può che essere solidali. Li capisco benissimo. Litigate, botte, divorzi. E insulti! Cose del tipo: “Non conti niente! Sei un fallito, se al tuo posto avessi sposato un artista delle soap opera, altro che! E pensare che me lo avevano chiesto!”

Poi c’è l’altro problema, ma quello è chiaro, non interessa a nessuno davvero. Non vanno in tv. E quello fatto di “tesoro, per quest’anno non credo potremo sposarci, non mi assume nessuno”. O quello fatto di: “Cara prepariamoci a tirare la cinghia perché chiudono la fabbrica, e per ora vado in cassa Integrazione, poi non si sa”. Ma certo lì i problemi sono meno, i piatti se li lavano già da soli.

Intendiamoci, io sono liberale, non trovo niente di sbagliato nel fatto che qualcuno guadagni più e altri meno. Certo preferirei che 9 milioni di euro li guadagnasse un luminare della ricerca contro il cancro e non un calciatore, ma si chiama mercato. Se la gente pensa che sia più importante morire contenti guardando un campione di calcio, piuttosto che guarire guardando una squadra di paese, non tocca a me decidere. Non sono mica comunista. Non pretendo di decidere per gli altri. Indignarmi invece sì. Quello non riesco a non farlo.

E questa cosa dei calciatori mi indigna. Il solo minacciare uno sciopero della categoria mi offende profondamente, perché trasmette l’idea di chi sia talmente privilegiato da non rendersi conto nemmeno di quanto sia stato baciato dalla fortuna e da volere sempre di più. Perché penso che oltre certi limiti le cose vadano chiamate con il loro nome e quello dei calciatori non si possa chiamare “rivendicazione sindacale”, ma “richiesta capricciosa”. Capricci. Da bambini viziati.

No, non si tratta di rivendicazione sindacale. E inoltre penso che i presidenti delle squadre abbiano un dovere morale nei confronti dei poveri, dei disoccupati, dei pensionati, dei licenziati di questo Paese. Non ascoltateli nemmeno quei privilegiati. Cacciateli e basta. Un piccolo segnale di moralità, in questo mare di capricci. Pensiamo al Paese, pensiamo al lavoro, alla competitività. Pensiamo agli ultimi, perché i primi, capricci a parte, a loro stessi, pensano benissimo da soli.

Carlo Scotti-Foglieni

De Benedetti a Foppolo? Non è tutto oro quello che luccica

Foppolo (foto courtesy forum.valbrembanaweb.com) FOPPOLO -- Calma e gesso, perché l'operazione De Benedetti a Foppolo, che ha scatenato entusiasmi ...

Cagni allo stadio? Colantuono lavori tranquillo

Il gruppo nerazzurro BERGAMO – Ho sottolineato spesso, da queste pagine, l'importanza dei numeri. Dei segni tangibili, dei fatti ...