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Editoriali

Calciatori: in pensione dopo 16 anni, ma non vi vergognate?

Di Redazione11 settembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Zlatan Ibrahomvic, 9 milioni di ingaggio annuo

Zlatan Ibrahomvic, 9 milioni di ingaggio annuo

BERGAMO – I calciatori di serie A, il 25 e 26 settembre faranno sciopero. Non siete su “Scherzi a parte”, non abbiamo inventato una rubrica di cabaret per il nostro giornale, non vi stiamo prendendo in giro. I calciatori di serie A, il 25 e 26 settembre faranno sciopero: incredibile.

La notizia è circolata venerdì scorso, subito ci sono state le prime reazioni ed è arrivata pure l’intervista di Massimo Oddo, difensore del Milan, che ha tentato di spiegare l’inspiegabile. Di giustificare l’ingiustificabile.

L’Associazione Italiana Calciatori ha dichiarato “abbiamo ragione”. Certo. Come sempre, hanno tutti ragione. Il motivo del contendere è il rinnovo del contratto collettivo nazionale, quello vecchio è scaduto lo scorso 30 giugno e sembra che ci siano alcuni punti che, ai protagonisti in pantaloncini della passione di milioni di italiani, non vanno proprio giù.

Vediamo in dettaglio quali sono gli incredibili torti che la Lega Calcio ha in programma per Ibrahimovic&Co. Contratto flessibile legato ai risultati, unicità dell’impegno di calciatore (limitazione delle attività extra-campo), cure e supporto medico solo di specialisti indicati dalle società, obbligo di accettazione di un trasferimento ad un club di uguali caratteristiche, salary-cap, possibilità di multe per ritardi ingiustificati o allenamenti saltati.

Tutto qui. O quasi. Ogni commento sulle richieste avanzate dalla Lega e dalle società appare superfluo, perché non si capisce come ci siano persone che possano trovarsi d’accordo con chi rifiuta di firmare contratti magari da “soli” 500.000 euro e con un bonus legato ai gol magari da 100.000 euro a marcatura. Difficile no? Come si fa a rinunciare a 2 milioni di euro (faccio un esempio da giocatore medio di top-club) garantiti in luogo di un trattamento provvigionale? Quello si riserva ai venditori di case o spazi pubblicitari. Mica ai calciatori.

Come si può essere d’accordo con chi pretende di non subire alcunché in caso di ritardi ingiustificati? O che si arrabbia se la società vuole controllare i suoi tesserati con medici di fiducia e nelle attività fuori dal campo? Non sottolineo, infine, la situazione allucinante delle campagne trasferimenti. Come mai si lavora per un contratto collettivo quando ci sono i Raiola di turno che con i contratti (e con i giornali) ci foderano le pattumiere?

La distanza tra il mondo reale e quello pallonaro, almeno in serie A, è siderale. Il rispetto per chi permette ai calciatori di essere calciatori, questa volta è venuto meno: se non ci fosse un pubblico che paga (e che comunque non ha diritto di parola ma solo doveri economici se vuole partecipare), le televisioni non avrebbero un prodotto da vendere, le società non avrebbero un prodotto da vendere e i calciatori si ritroverebbero a fare altro. Magari con un contratto a provvigioni. Magari cassintegrati.

Invece di sprecare altre parole per una situazione così grottesca, faccio una segnalazione. Sapete quando un calciatore professionista va in pensione?Nessuno ne parla mai. L’E.N.P.A.L.S., Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo, è la struttura nazionale cui le società di calcio sono obbligate a versare i contributi degli attori pallonari.

Ci sono alcune tabelle, consultabili in rete, che svelano l’incredibile: per andare in pensione, servono 5200 contributi. In un anno, ogni società versa 312 contributi (giorni di lavoro). Avete fatto i conti? Esatto, è proprio quello il risultato. Dopo 16,6 anni di “lavoro”, anche Ibrahimovic o Possanzini hanno diritto alla pensione. La possono riscuotere a partire dal 52esimo anno di età e comunque a 20 anni di distanza dal primo contratto firmato.

Sorvoliamo sul gettone mensile, facciamo un piccolo confronto con il mondo reale. Un lavoratore comune, vede la pensione a 40 anni lavorativi di distanza. Fanno 2080 settimane. Quindi, circa 650.000 giorni di lavoro.

Calciatore, 5200 contributi. Lavoratore comune, 650.000. Chi ha diritto di scioperare e di arrabbiarsi per i contratti e i parametri pensionistici cui deve sottostare? Vergogna, signori miei. Abbiate rispetto per chi vi permette di essere quello che siete.

Fabio Gennari

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