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Editoriali

E se diventasse il governo più longevo della storia?

Di Redazione9 settembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Berlusconi e Fini

Berlusconi e Fini

Paradossalmente potrebbe essere la legislatura più lunga della storia della Repubblica. Sì perché nessuno dei partiti che compongono l’attuale quadro politico ha reale interesse ad andare ad elezioni anticipate.

La turbolenta politica italiana ci consegna uno schema in perenne fibrillazione, traballante, oscillante ma pur sempre in piedi. Sì perché se è pur vero che sui giornali si sentono tutti i giorni tuoni e fulmini, affondi e repliche, talvolta insulti, in realtà nessuno dei protagonisti della politica è disposto a rimettere tutto in gioco, e a consegnare agli italiani la risoluzione del caso.

Fini, dopo il discorso di Mirabello, sa che per strutturare il suo partito, il Fli, servirà almeno un anno. Anno nel quale lascerà Berlusconi ad arrostire nei tribunali, in attesa di una possibile condanna al processo Mills che potrebbe costargli l’interdizione dai pubblici uffici e quindi il posto a Palazzo Chigi. Inoltre, l’ex leader di An è troppo esperto ed intelligente per cadere nei tranelli dell’aula e non ha alcuna intenzione di essere tacciato come “quello che ha fatto cadere il governo di centrodestra”.

Berlusconi dal canto suo è nella situazione del “vorrei ma non posso”. Aprire la crisi significherebbe consegnare nelle mani del presidente della Repubblica la possibilità di affossarlo, con un governo tecnico, pur raffazzonato. E quindi ad elezioni non si andrebbe, lasciando il centrodestra in brache di tela.

La Lega fa la voce grossa. Grida ad elezioni anticipate perché le stravincerebbe. Ma mandare sotto il governo significa interrompere il percorso federalista e consegnare il paese alle decisioni di Napolitano che potrebbe anche optare per un governo tecnico ispirato al “ribaltone”. Il centrodestra griderebbe allo scandalo. Ma gli italiani, che in questo momento sono più interessati alla crisi economica, probabilmente farebbero “spallucce”, con buona pace dei “10 milioni pronti a prendere i fucili”. No, il rischio è troppo alto e Bossi lo sa bene.

Del tutto opposte ma convergenti le convenienze dell’opposizione. Bersani e soci sanno che andare ad elezioni in questo momento significa consegnare il paese all’avanzata della Lega. Il Pd pare ancora troppo incerto e insipiente per guadagnare consensi. Anzi, i sondaggi dicono che la batosta per il centrosinistra potrebbe essere da Caporetto. Inoltre, mettendola in soldoni, molti dei peones di entrambi gli schieramenti sanno che se si va ora ad elezioni non verranno più rieletti e dovranno dire addio a lauti stipendi e prebende di ogni genere. La domanda è: chi glielo fa fare?

Insomma, alla fine andare ad elezioni anticipate non conviene a nessuna forza politica. Quindi è possibile che il governo continui a governare, pur azzoppato. Il problema è che, in questo stallo decisionale, a rimetterci sono gli italiani ancora invischiati nella crisi economica più pesante del secolo.

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