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Editoriali Sport

Atalanta da record: superata quota 16mila abbonati

Di Redazione8 settembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La curva in festa

La curva in festa

BERGAMO – 16195. Pazzesco: Bergamo galoppa contromano.

Per un’Italia che, in tema di spettatori e abbonati allo stadio, vive una delle recessioni più gravi della storia, c’è un cuore pulsante che regala un risultato straordinario. Epico. Sbalorditivo.

Qualcuno dice che tanti hanno staccato la tessera stagionale solo perché costava poco, io dico soltanto che il secondo risultato di sempre testimonia due cose. Fondamentali. Prima di tutto, la passione della gente per la squadra della sua città: l’Atalanta, in serie A o in serie B, è qualcosa che i suoi tifosi hanno dentro. In seconda battuta, l’entusiasmo del nuovo corso Percassi: ha stracciato i prezzi, ha chiamato il popolo atalantino a raccolta. E il popolo ha risposto. Alla grande.

Viviamo un’epoca in cui si sta facendo di tutto per lasciare la gente a casa davanti alla televisione invece che portarla ad aggregarsi allo stadio. Il pubblico di plastica, quello che costa poco e non sporca nemmeno, a Trieste lo hanno già messo in bella mostra: una tribuna chiusa per risparmiare 100.000 euro di steward, una bella pennellata di teste (finte) festose così che il regista di turno possa completare l’azione di gioco. Patetico. Desolante.

Interviste negli spogliatoi, anticipi e posticipi decisi da chi non vive una passione ma pensa solo al business: il calcio di una volta sta sparendo, ce lo sfilano da sotto gli occhi e nessuno dice niente. Nessuno si oppone, tutti pensano solo a come spendere la montagna di soldi che arrivano dalla spartizione dei diritti, altri si preoccupano unicamente di sottolineare le proteste ultras: pericoloso, molto pericoloso.

A Bergamo c’è gente che ha voglia di sentire il profumo dell’erba. Di rischiare una bella lavata nelle serate peggiori, quando il cielo riversa secchiate di pioggia sulla tua passione. Di ascoltare i colori del calcio giocato provando a decifrarne le emozioni. 16195 appassionati che vogliono accompagnare l’Atalanta in serie A: tenendola per mano, lasciando il telecomando nel cassetto di casa.

Il presidente Percassi ha ottenuto quanto voleva ma, numeri e dettagli economici a parte, adesso viene il difficile. Sissignori, il difficile.

Contro il Frosinone, la Curva Pisani è rimasta spoglia. Il consueto coordinamento canoro è venuto meno. Risultato? La squadra non ha avuto quel sostegno che 20.000 persone possono dare. Eccome se possono dare. A Bergamo, quando lo stadio decide di trascinare, sono guai grossi. I più anziani giurano che la Maresana, nel tempo, si è spostata. Il fragore del “Forza Atalanta” dei giorni migliori ha spesso fatto traballare la Rocca. Tutto finito? Forse sì, forse no. Difficile capirlo.

La realtà è che lo zoccolo duro degli ultras non ha voluto piegarsi alla Tessera del Tifoso. I recenti fatti di Alzano hanno addirittura enfatizzato con folle violenza un dissenso latente e da sempre sostenuto. L’Atalanta però, in tutto questo, non c’entra.

Provate a pensarci. Da una parte ci sono gli ultras, contro la tessera e oggi più che mai nella scomoda posizione di chi ha esagerato perpetrando la sua ragione. Dall’altra c’è il presidente Percassi, soddisfatto dello stadio pieno ma deluso dagli incidenti di Alzano e dubbioso sulla possibilità che la spinta della curva (come auspicato il giorno della presentazione) possa trascinare tutto lo stadio.

Dall’altra parte ancora ci sono gli abbonati, ben distribuiti nei settori e probabilmente senza le basi per trascinare ma ben disposti ad essere trascinati. Infine, ecco i giocatori. Estasiati dall’ambiente dell’esordio contro il Vicenza ma consapevoli che i lunghi silenzi uditi contro il Frosinone possono non essere solo un episodio.

Lo scrivevo l’altro giorno, lo ribadisco oggi. A Varese, in 500, si sono fatti sentire molto di più dei 20.000 di domenica. Soluzioni? Domanda difficile. Servono 20-30 ragazzi che si facciano avanti e coordino il tutto. Lo facevano gli ultras, gli stessi di Alzano e della Festa della Dea, quelli del tombino contro il Milan ma anche degli aiuti all’Aquila, al Ruanda e alla piccola Elisa.

Gemme da stimare e violenze da condannare: realtà troppo distanti, impossibili da collegare. Una domanda, però, mi viene spontanea. Possibile che non c’è nessuno che riesca a vivere l’Atalanta in modo così viscerale da riuscire a rinunciare alla violenza per amore della squadra? Non è questa la dimostrazione di forza, di attaccamento, di fedeltà più grande alla propria società di calcio?

C’è gente, tanta gente, per cui l’Atalanta è una fede e come tale non si discute, si ama. Bene, Percassi ne ha scovati 16195 che probabilmente vogliono imparare ad amarla così tanto. Tessera o non tessera, c’è qualcuno disposto a dargli una mano?

Fabio Gennari

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