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Politica

Macconi (Pdl): l’80 per cento dei militanti di destra è con noi

Di Redazione7 settembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La conferenza stampa del Pdl

La conferenza stampa del Pdl

BERGAMO — Una condanna senza attenuanti. Sofferta, ma piena di quelle parole che, covate a lungo, salgono dritte dalla pancia per sfogarsi e lasciare il segno. “Traditore”, “affossatore della destra”, “distruttore di una tradizione politica”: così Pietro Macconi, co-coordinatore del Popolo della Libertà ha definito Gianfranco Fini questo pomeriggio in una conferenza stampa nella sede del Pdl di via Frizzoni.

Durante l’incontro, convocato per precisare la posizione degli ex An bergamaschi nei confronti del baillame creato dal discorso di Mirabello, Macconi usa parole che pesano come pietre. “Fini era un dittatore dentro Alleanza Nazionale. Non dava alcuna importanza al confronto democratico. Per anni abbiamo dovuto subire le sue decisioni senza condividerle. Ha gestito il partito in maniera autocratica”.

Accanto a Macconi, i cinque consiglieri provinciali e comunali ex An, oggi Pdl: De Canio, Redondi, Bettera, Maggioni e Prevedoni. Poi, su un passaggio riguardante Mirko Tremaglia, Bettera abbandonerà in segno di dissenso. Fra gli ex aennini dentro le istituzioni bergamasche manca solo l’assessore provinciale Gandolfi. Perché? Macconi e gli altri nicchiano: “Ufficialmente non conosciamo la sua posizione, non sappiamo”. Ma sembra il segreto di Pulcinella.

Poi Macconi distribuisce il manifesto dell’ex An e, alla luce del discorso di Mirabello, passa in rassegna le posizioni prese da Fini demolendole una a una. Fecondazione assistita, centralità della famiglia, immigrazione, sussidiarietà coniugata come federalismo, valori etici: “Tutti traditi. Tutti contraddetti. Oggi contesta una legge elettorale che lui ha voluto. Ha accusato il governo di non avere una politica economica, ma lo avete mai sentito parlare di economia in questi anni? Quando venne a Bergamo gli portai degli imprenditori della Valseriana che gli parlarono dei primi segnali della crisi in arrivo. Non disse loro una parola”. “E cosa ha fatto come ministro degli esteri?”
Ma allora la domanda è d’obbligo: ma scusate, non ve ne eravate accorti prima? Allora entra in campo la storia. Quella delle scelte politiche e quella tutta interna al partito: entrambe decise da un uomo solo. “Grazie al meccanismo interno ad Alleanza Nazionale – spiega Macconi – Fini faceva quello che voleva. Abbiamo visto epurazioni di persone dalla sera alla mattina senza la minima spiegazione. Non avevamo potere alcuno. Lui decideva la linea politica, lui sceglieva le mosse e con le sue scelte ha fatto a pezzi la destra”.

Rincara la dose il consigliere comunale Enzo De Canio: “Esistono in verità destre diverse, ma tutte sono accomunate da valori condivisi. Ebbene di questi valori Fini ha fatto scempio, si è allontanato dalla nostra storia, probabilmente influenzato da qualche lobby”. “Per fortuna che ora se n’è andato – riattacca Macconi -. E’ una cosa che auspicavamo da tanto tempo”. “Dal 7 aprile del 2003 – precisa Redondi- data in cui se ne uscì con la questione del voto agli immigrati. Ci ha traditi nel profondo tanto che oggi quasi dobbiamo giustificare di non essere finiani”.

Non ci saranno ripercussioni sugli esecutivi provinciale e comunali, giurano i pidiellini, ma l’amarezza è tanta. Non resta che rimboccarsi le maniche e ricostruire la destra: “Lo spazio c’è, cominceremo con il distribuire ai militanti il manifesto dei valori di Alleanza Nazionale dentro il Pdl in cui ci riconosciamo. Chiederemo le firme”. “Fini non andrà molto distante. L’80 per cento del partito è con noi. Ripartiamo da qui. Da destra”, chiosa con orgoglio Macconi.

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