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Editoriali

Fini, scacco (quasi) matto a Berlusconi

Di Redazione6 settembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Fini e Berlusconi

Fini e Berlusconi

La manovra di Fini è sottile e ben architettata. E, ad essere sinceri, potrebbe essere uno scacco matto a Berlusconi. Sì perché la sfida che si combatte fra il premier e la terza carica dello Stato va ben oltre quanto appare dai quotidiani in questi giorni, e potrebbe avere un esito politicamente letale per il presidente del consiglio.

Fini ieri a Mirabello ha lanciato definitivamente il suo nuovo partito. Una sorta di Alleanza Nazionale – non casuale la citazione di Tremaglia – per riprendersi il consenso di destra, visto che la fusione a freddo nel Pdl non era andata giù a molti. Ma all’ombra di Futuro e Libertà, la partita è ben altra. Non importano i consensi raccolti in questo momento: pochi secondo i sondaggi. Non importano nemmeno le minacce di elezioni anticipate. Fini certamente non farà nulla per andarci, semplicemente perché il suo disegno, come pure quello di Casini, è quello di tergiversare il più a lungo possibile. Almeno fino all’ottobre del prossimo anno quando, secondo le previsioni, il processo Mills che vede coinvolto Silvio Berlusconi arriverà a sentenza. Una sentenza che, viste le condanne già emesse per corruzione, non potrà che vedere il premier condannato. Fini e Casini, dunque, lo vogliono sul patibolo mediatico, a subire quella condanna quando ancora ha pieni poteri. Una sorta di decapitazione mediatica ad opera della magistratura.

La vera partita si combatte dunque sul terreno della giustizia. Berlusconi sta facendo di tutto per evitare quella data e quella sentenza. Il Capo dello Stato ha già fatto capire che non firmerà leggi ad personam per affossare il processo. Fini e Casini in realtà non muoveranno un dito per andare ad elezioni anticipate. E si capisce: preferiscono portare il premier a quella scadenza processuale, cuocendolo a fuoco lento. Finché, all’atto della condanna, per lui scatterà l’interdizione dai pubblici uffici. Il che significa che sarà politicamente finito e dovrà cedere il passo ai due “ex delfini”.

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