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Editoriali

Pdl e Fini, la misura è colma

Di Redazione2 settembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Non c’è che dire: la misura è colma. E lo scrivo da elettore del centrodestra. Assistere a questa battaglia a colpi bassi che più bassi non si può, dentro un partito che si proponeva di cambiare l’Italia, dà un dolore profondo a chi ha creduto nel progetto politico, ma prima ancora provoca ribrezzo in chi ha riposto grandi speranze e oggi si sente preso per i fondelli.

Il Popolo della libertà e i suoi esponenti di punta sono riusciti in un capolavoro autodistruttivo di rara efficacia. Nemmeno la sinistra bertinottiana e dalemiana, quella del “facciamoci male da soli e mandiamo a casa Prodi” era arrivata a tanto. Ma a differenza di quell’epoca, nel Pdl di oggi è venuta meno una componente fondamentale del pensiero di centrodestra: la dignità.

Sì perché si possono avere differenze di vedute, obiettivi personali diversi, persino diametralmente opposti. Ma quando lo scontro diventa a colpi di dossier e linciaggi mediatici è chiaro che siamo lontani anni luce da atteggiamenti che si richiamino alla decenza. Sono mesi che da questo centrodestra non sentiamo parlare di politica. Non sentiamo parlare di economia. Non sentiamo parlare di un progetto per il Paese che porti l’Italia fuori dalle secche della più grande crisi del secolo. Sentiamo solo di dossier, di nani e ballerine, di ministri indagati e costretti alle dimissioni, di case a Montecarlo, di querele, di Tulliani, di Bocchini, di Anemoni e Verdini, di faide interne, di provibiri, di espulsioni dal partito, di tatticismi per conservare in eterno una poltrona sotto il sedere.

L’ultimo episodio, che fa a pugni con la dignità di un partito, è la vicenda del pullman di contestatori per Fini. Messa in scena ridicola, da comunismo ante litteram. Io non so se Michela Brambilla sia coinvolta. Sono convinto di no. Perché la considero troppo intelligente per una simile caduta. E perché solo l’idea che un ministro della Repubblica possa organizzare squadracce con la stessa modalità delle peggiori tifoserie calcistiche, fa venire il voltastomaco.

Di certo, questo non è il centrodestra che gli italiani volevano. Avevano chiesto una destra legalitaria, coesa, con un progetto importante, capace di cambiare e modernizzare il paese. Non si facciano illusioni: non c’è l’hanno. Anzi, davanti agli occhi hanno una destra caduta nella tentazione di sempre: quella di risolvere con il manganello (mediatico) il suo gap di democrazia interna.

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