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Editoriali

L’Atalanta è in palla, ma un paio di equivoci vanno risolti subito

Di Redazione15 agosto 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Simone Tiribocchi

Simone Tiribocchi

BERGAMO – Una buona prestazione, sotto un diluvio incredibile e contro un avversario molto pesante per le caviglie assecondato da un arbitro sinceramente scarso.

Il 3-1 rifilato al Foligno, agli occhi dei temerari che hanno sfidato il maltempo per raggiungere il Comunale, sarà apparso più o meno così e quando all’inizio del campionato mancano ormai pochi giorni è giusto provare ad analizzare cosa funziona e cosa invece ha bisogno di ulteriore rodaggio in questa Atalanta.

Premessa doverosa ma non scontata. Se qualcuno pensa che il gap tecnico non autorizzi alcuna analisi credibile vista la portata dei modesti avversari militanti in Lega Pro, si sbaglia di grosso.

Quando ti trovi a dover costruire calcio mentre dal cielo ti scaraventano sulla testa secchiate continue di acqua gelida le categorie di differenza finiscono per non incidere e infatti non è un caso se il momento migliore, quello immediatamente successivo all’1-1 firmato Sciaudone, è arrivato quando Agosto si è imposto sulla serata novembrina dando tregua alla truppa di Colantuono.

Le note più positive riguardano sicuramente gli attaccanti, Ardemagni e Tiribocchi si cercano e si trovano che è una meraviglia e i pericoli creati sono stati parecchi: cercano la porta con buona continuità, nessuno dei due rinuncia mai a controllare il compagno e la riprova è subito servita.

La rete di Padoin è nata da un perfetto filtrante di Ardemagni per Bonaventura, il cross da destra del giovane marchigiano è stato rifinito proprio dal “Tir” per “Arde” con Rossini impegnato a dire di no; nella ripresa il 3-1 del nuovo centravanti è tutto merito di Tiribocchi che poi nel finale ha pure centrato una traversa a chiusura di una serata certamente poco fortunata in zona gol.

Merita una particolare menzione anche Leonardo Pettinari perché siamo di fronte ad un giocatore che, partita dopo partita, stupisce tutti quanti. E’ veloce, generoso, tatticamente intelligente e tecnicamente molto bravo. Si propone al tiro, aspetta le sovrapposizioni dei compagni e prova spesso a mettere in pratica le indicazioni del mister: l’avesse fatto solo con il Foligno il giudizio sarebbe rinviato, siccome aveva ben impressionato con Siviglia (che sabato ha preso a sberle il Barcellona superandolo per 3-1) e Cagliari è giusto rendergli merito.

Fino a quando non sarà pronto Talamonti, Daniele Capelli può tranquillamente giocare vicino al sempre positivo Manfredini ma è proprio in difesa e nel pacchetto di centrocampisti centrali che ci sono alcune cose da rivedere.

La rete del Foligno è nata da un errore di Bellini in disimpegno arretrato, l’episodio può succedere ma è la seconda volta (in tre partite) che dobbiamo registrarlo in e a mio parere c’è una verità di cui tener conto: il terzino di Sarnico, sulla fascia destra, non si sente completamente a suo agio. Movimenti, riferimenti e automatismi sono ribaltati rispetto a quelli mancini, episodi come quelli visti contro Siviglia e Foligno sono da considerare leggerezze ma da uno che ha giocato oltre 300 gare con l’Atalanta è impossibile aspettarsele.

Adesso c’è anche Raimondi, Peluso si sta comportando bene ma non è Maldini e quindi forse sarebbe interessante, dopo alcune settimane di prova ormai alle spalle, rivedere Bellini al suo posto con il nuovo acquisto impegnato sulla fascia di competenza.

L’altro nodo venuto al pettine contro gli umbri riguarda l’elemento da affiancare a Padoin. Colantuono in fase offensiva gioca con gli esterni altissimi, i due centrali di centrocampo devono avere mente sveglia e piede caldo: in attesa di Barreto, con Radovanovic reduce dall’impegno in Nazionale, il mister ha proposto l’ex frusinate Basha ma i risultati non sono stati quelli attesi.

Ammonito nel primo tempo, il biondo mastino kosovaro lavora molto in fase di interdizione ma quando si tratta di smistare i palloni è un po’ macchinoso: per il lavoro sporco c’è Padoin, vicino a lui servono geometrie e visione di gioco e sarà importante, in allenamento, valutare bene e lavorare molto sui due giovani di origine slava per alzare i giri del motore nerazzurro.

Fabio Gennari

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