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Via libera del Senato alla riforma dell’Università: ecco cosa cambia

Di Redazione30 luglio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Mariastella Gelmini

Mariastella Gelmini

BERGAMO — Via libera del Senato al ddl Gelmini di riforma dell’Università, che passa ora all’esame della Camera. I voti a favore sono stati 152, contrari 94, e 1 astenuto. Una riforma ”epocale che consente all’Italia di tornare a sperare”, l’ha definita il ministro Mariastella Gelmini. “L’universita’ – ha spiegato – sarà più meritocratica, trasparente, competitiva e internazionale. Il ddl segna la fine delle vecchie logiche corporative: sara’ premiato solo chi se lo merita”.

Limite massimo di 8 anni al mandato dei rettori, sforbiciata al numero delle facoltà (al massimo 12 per ateneo), abilitazione nazionale per il reclutamento di professori ordinari e associati, risorse distribuite agli atenei in base alla qualità della ricerca e della didattica (se saranno gestite male riceveranno meno soldi) e commissariamento per gli atenei in dissesto finanziario: sono alcuni dei punti chiave della riforma. Eccoli in dettaglio

RETTORI PER 8 ANNI E DISTINZIONE TRA SENATO E CDA – I rettori non potranno rimanere in carica per più di 8 anni, con valenza retroattiva (oggi ciascun ateneo decide il numero dei mandati). E’ prevista anche la ”sfiducia”: se un rettore avrà mal gestito l’ateneo potrà essere sfiduciato dal Senato accademico con maggioranza di almeno 3/4 dei suoi componenti.

E’ prevista una netta distinzione di compiti tra Senato e cda: il primo avanzerà proposte di carattere scientifico ma sara’ il Cda – non elettivo, da un minimo di 11 a un massimo di 25 componenti (anche esterni, fino a un massimo di 3) e possibilità di avere anche un presidente esterno – ad avere la responsabilità delle spese e delle assunzioni.

MASSIMO 12 FACOLTA’ PER ATENEO – Le facoltà potranno essere al massimo 12 per ateneo e i settori scientifico-disciplinari, attualmente 370, saranno dimezzati. Ci sarà la possibilità di federare università vicine (di norma in ambito regionale) per abbattere i costi.

ABILITAZIONE NAZIONALE PER RECLUTARE PROF – Per diventare ordinari e associati ci sarà un’abilitazione nazionale (delle commissioni faranno parte per la prima volta anche membri stranieri). I posti saranno poi attribuiti in seguito a procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole università. I docenti avranno l’obbligo di certificare la loro presenza a lezione e almeno 350 ore dovranno essere destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti. Gli studenti valuteranno i prof e questa valutazione sarà determinante per l’attribuzione dei fondi alle università da parte del ministero. Quanto all’età pensionabile viene fissata in 70 anni per gli ordinari e 68 per gli associati.

PER RICERCATORI ARRIVA ‘TENURE TRACK’ – Sono previsti contratti a tempo determinato (minimo 4 massimo 5 anni) seguiti da contratti triennali tenure-track, al termine dei quali se il ricercatore sarà ritenuto valido dall’ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato. In caso contrario chiuderà il rapporto con l’ateneo maturando però titoli utili per i concorsi pubblici. Inoltre, il provvedimento abbassa l’età in cui si entra di ruolo in università da 36 a 30 anni con uno stipendio che passa da 1.300 a 2.000 euro. Il ministro Gelmini ha annunciato uno sblocco parziale degli scatti stipendiali che erano stati bloccati ai ricercatori universitari.

GOVERNANCE FLESSIBILE PER UNIVERSITA’ VIRTUOSE – Le Università che hanno conseguito stabilità e sostenibilità di bilanci potranno, d’intesa con il ministero dell’Istruzione, sperimentare una governance flessibile, con propri modelli organizzativi.

NASCE UN FONDO PER IL MERITO – Sara’ costituito un fondo nazionale per il merito al fine di erogare borse di studio e di gestire, con tassi bassissimi, i prestiti d’onore. C’e’ poi la delega al Governo per riformare la legge sul diritto allo studio, d’intesa con le Regioni, con l’obiettivo di spostare il sostegno direttamente agli studenti.

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