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Politica

Dall’Udc al Partito della Nazione in 48 ore: e i centristi bergamaschi s’arrabbiano

Di Redazione29 luglio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Nicola Gritti

Nicola Gritti

BERGAMO — Una convocazione in fretta e furia. Una corsa contro il tempo. Tanto veloce da lasciar spiazzati persino i componenti del vertice del partito che, bontà loro, sono stati costretti a cancellare impegni e appuntamenti, non lesinando lamentele e mugugni. E così, nel giro di una giornata, è nato a Bergamo quel soggetto politico che prende il nome di “Partito della Nazione”, progettato e voluto da Pierferdinando Casini.

Ieri sera, nella sede di via Delpino di quel che fino al giorno prima era l’Udc, il segretario dei centristi e ora nuovo coordinatore provinciale Nicola Gritti ha convocato tutti i componenti della vecchia direzione provinciale Udc, gli esponenti dei Liberal, quelli della Rosa per l’Italia, gli ex amici di Magdi Allam per dare vita al comitato provinciale della nuova creatura. Gritti ha scelto la continuità con la precedente gestione Udc e, in attesa di capire come si muoverà il nuovo partito, ha allargato anche alle altre forze politiche che lo dovrebbero comporre. Ne è scaturito un organismo molto ampio, un consesso di circa una cinquantina di persone, inclusi gli eletti nelle istituzioni e i candidati alle scorse regionali. I nomi di tutti sono finiti a Roma, al coordinamento nazionale che li attendeva per il 29 luglio, cioè oggi.

Ora, quale il motivo di tanta fretta? Del Partito della Nazione si parlava ormai da mesi. Ed è noto che a settembre, a Chianciano, ci sarà il primo congresso con le elezioni dei nuovi coordinatori e i nuovi indirizzi politici. Le vicende romane legate al premier e alle sue vicissitudini di politica interna potrebbero aver costretto i centristi a forzare i tempi. Anche se in molti, dentro l’Udc, sostengono che nelle altre province si fosse già provveduto a comunicare a Roma i fatidici nomi, e Bergamo invece sia rimasta fatalmente indietro. La sensazione però è che anche il povero Nicola Gritti abbia saputo delle scadenze all’ultimo momento e si sia prodigato per riuscire a rimanere nei termini.

Fatto sta che l’embrione del partito a Bergamo è nato nel giro di 48 ore. Cosa che non è andata giù a molti militanti ed esponenti, anche di alto rango, dei centristi. Le lamentele sono piovute: “Le cose le sanno solo i soliti noti”, “siamo stati trattati come l’ultima ruota del carro”, “contiamo come il due di picche”. E qualcuno, visto l’unico giorno di preavviso, adombra persino una convocazione a giochi già fatti. Insomma, in molti non comprendono come dalla stasi degli ultimi due anni, improvvisamente, nel giro di 48 ore, a ridosso delle ferie estive, si possa provvedere alla costituzione del comitato di coordinamento verso il nuovo partito. Su quali presupposti politici?

Nel mirino soprattutto il “misterioso” coordinamento regionale, quello che lunedì 26 luglio si è riunito a Milano nell’incognita generale. In quella sede il coordinatore lombardo Savino Pezzotta e l’ex assessore regionale Scotti hanno dato il via libera alla formazione dei coordinamenti provinciali, inglobando  gli organismi già esistenti dei movimenti che aderiscono al nuovo partito. Poi hanno creato una sorta di Direttivo regionale di cui i più non hanno capito funzioni e caratteristiche. E dire che a livello territoriale molti erano – e sono – all’oscuro persino della composizione del coordinamento lombardo. La questione politica messa sul tavolo dagli esponenti bergamaschi, dunque, è legittima quanto univoca: come ha operato il coordinamento regionale in questi mesi senza un confronto con la periferia?

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