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Politica

Rossi (Pd) all’attacco: Saffioti rispetti i cittadini bergamaschi

Di Redazione21 luglio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Matteo Rossi

Matteo Rossi

BERGAMO — “A Bergamo più di 16.000 persone hanno firmato per i referendum promossi dal comitato Acqua Pubblica. Spiace che il consigliere Saffioti abbia così poco rispetto per una iniziativa democratica condivisa in tutto il Paese da più di un milione e mezzo di cittadini”. Lo sostiene il consigliere provinciale del partito democratico Matteo Rossi.

“Da parte nostra c’è la massima disponibilità a confrontarci pubblicamente col Pdl sul tema in questione, speriamo soltanto che, dopo la verifica delle firme raccolte, il Governo fissi al più presto la data del referendum accorpandolo con le prossime elezioni amministrative anziché tentare di boicottare la partecipazione al voto”, prosegue Rossi.

“Da parte nostre rimaniamo convinti che l’acqua è un bene primario e il suo utilizzo deve rispondere a criteri di utilità pubblica. Il decreto Ronchi che ne impone la privatizzazione è una scelta sbagliata e pericolosa, e la sua cancellazione è un obiettivo fondamentale per cui è giusto battersi nella società e nelle istituzioni”.

“Il decreto, approvato in Parlamento attraverso l’ennesimo voto di fiducia – continua l’esponente del centrosinistra – porta con sé il rischio di affidare l’acqua a monopoli privati nelle mani di poche grandi aziende spesso del tutto estranee ai contesti territoriali in cui viene svolto il servizio. Si tratta di norme presentate sotto il titolo di “obblighi comunitari” quando in realtà non c’è alcun atto comunitario o sentenza europea che imponga di forzare l’ingresso dei privati nel servizio idrico integrato. Così in Europa ci sono paesi dove la privatizzazione dei servizi idrici si è quasi del tutto compiuta, altri dove l’acqua è gestita tuttora da soggetti pubblici, altri ancora dove realtà territoriali anche molto rilevanti che avevano optato per la privatizzazione ora stanno ripubblicizzando la gestione dell’acqua (il caso più noto e importante è quello di Parigi)”.

“La tutela delle acque, l’accessibilità per tutti, un uso razionale della risorsa che operi dal lato dell’offerta e non si limiti a rincorrere la domanda, l’equità delle tariffe e la massima qualità ed efficienza del servizio sono obiettivi irrinunciabili. Altrettanto irrinunciabile è l’obiettivo della copertura totale del servizio di depurazione sull’intero territorio nazionale e più in generale l’obiettivo di una gestione sostenibile della risorsa acqua, con la riduzione quindi di dispersioni, sprechi e usi inappropriati. Per raggiungere questi obiettivi occorre darsi gli strumenti adeguati. La storia e le esperienze di questo Paese ci consegnano la consapevolezza che, se da un lato la gestione pubblica dell’acqua non sempre ha prodotto servizi equi ed efficienti, dall’altro la distinzione rigida, avanzata da molti paladini della privatizzazione, tra proprietà dell’acqua che deve rimanere pubblica e gestione del servizio che va affidata ai privati, è una formula astratta. Se come sta avvenendo in quasi tutti i casi di privatizzazione del servizio, i “privati” che gestiscono l’acqua sono grandi imprese multinazionali mille volte più strutturate e influenti degli enti pubblici (comuni, consorzi di comuni, Ato) “custodi” delle reti e dell’efficienza, dell’efficacia, dell’equità del servizio, questo rende assai complicato per i “controllori” fare valere l’interesse pubblico nei confronti dei “controllati”, e presenta il forte rischio che i gestori privati incassino i profitti della vendita del prodotto-acqua e ai controllori pubblici resti l’onere, in Italia quanto mai pesante, della modernizzazione e della manutenzione delle reti”.

“Molto meglio sarebbe lasciare agli enti locali la scelta su come sia meglio gestire i servizi idrici, tenendo ben presente che si tratta di un bene non privatizzabile che non deve sottostare a criteri mercantili e mettere in campo una forte, autorevole, indipendente autorità pubblica chiamata a controllare che le gestioni rispondano ai criteri di un uso socialmente equo e ambientalmente sostenibile dell’acqua” conclude Rossi.

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