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Editoriali

Saremo “bacchettoni” ma quel campione è troppo ridotto

Di Redazione19 luglio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Ricordate gli alpini? Ma siamo davvero chiusi come dicono?

Ricordate gli alpini? Ma siamo davvero chiusi come dicono?

L’allergia di questo giornale ai sondaggi e alle statistiche usate per definire anche quello che non può essere ingabbiato dai numeri, la conoscete. Eppure non passa mese che non spunti una nuova ricerca pronta a definire caratteri, caratteristiche, atteggiamenti e persino somatismi di questo o quell’altro individuo, di questa o quell’altra comunità.

Accade, per esempio, che questa mattina a Palazzo Frizzoni si tenga una conferenza stampa di presentazione dei risultati di un’indagine Seat Pg/Ispo su come i bergamaschi percepiscono l’identità nazionale, su come vivono la loro città e su quali sono i loro pregi e difetti. Ebbene, la conferenza stampa, benedetta dell’assessore all’Innovazione tecnologica Marcello Moro, decreta che all’81 per cento dei bergamaschi piace Bergamo. E fin qui nulla di strano. Più della metà (53 per cento) ritiene che il simbolo che meglio rappresenta la Provincia sia Città Alta, seguito da piazza Vecchia e dal Duomo. E anche questo abbastanza ovvio.

Solo quando si parla di aria pulita, qualche dubbio comincia a serpeggiare. Poi, viene il bello: i bergamaschi indicano come pregi dei concittadini l’operosità (73 per cento), l’intraprendenza (23) e la generosità (21), mentre tra i difetti emergono soprattutto la chiusura (54), il provincialismo (40), l’essere “bigotti” e “bacchettoni”(14) e la poca apertura verso altre culture (13). Manca solo “l’abilità ad erigere muri (veri)” e la sagra del luogo comune è completa.

Gli intervistati sono stati in tutto 144 (64 maschi e 50 femmine). Ora, fermo restando l’indiscutibile professionalità di chi ha realizzato la ricerca, che peraltro era estesa a livello nazionale, i sondaggi come sempre vanno interpretati. Ebbene, la nostra impressione è che 150 intervistati siano davvero pochi per trarre conclusioni su una realtà complessa e variegata come quella Bergamasca.

Eppure i titoloni si sprecano su come siamo – o meglio, come saremmo – secondo la statistica. Ci permettiamo di dubitare: a noi centocinquanta persone paiono onestamente un campione non significativo per “confezionare” i bergamaschi. E ve lo dimostriamo. Sarebbe sufficiente citare l’adunata oceanica degli Alpini per smentire la nostra presunta attitudine alla chiusura. Ma in ogni caso, salite su un treno per Milano e domandate a 150 universitari se si sentono “bacchettoni”, “provinciali” e “bigotti”. Vi risponderanno che loro sono aperti di mentalità, cosmopoliti ed emancipati. Basterebbero questi 150 per ribaltare completamente i risultati del sondaggio. Ma non è tutto.

Ora, andate in curva Nord a fare la stessa domanda a 150 tifosi dell’Atalanta. Ai “provinciali” risponderanno con un coro all’unisono “Berghèm, Berghém”, ai bigotti con un gesto irripetibile a braccio teso, mentre se gli date dei “bacchettoni” probabilmente vi mostreranno un calice di birra alto mezzo metro. Ma non per questo qualcuno sostiene che siamo in Germania.

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