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Aborto spontaneo: scoperto il perché

Di Redazione12 luglio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Feto

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Scoperto il meccanismo che porta all’aborto spontaneo. Un’equipe di ricercatori dell’Istituto Gaslini, dell’IST e dell’Universita’ di Genova ha identificato un meccanismo che previene il rigetto del feto nella gestante.

Quando il feto risulta alterato viene aggredito dalle cellule killer e dagli anticorpi materni: il risultato piu’ frequente e’ l’aborto. Il lavoro sara’ pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Accademy of Science”. Ciascun individuo eredita meta’ dei suoi geni dalla madre e meta’ dal padre. Tra i geni ereditati, di particolare rilievo quelli che codificano gli antigeni di istocompatibilita’ HLA, molecole fondamentali per la risposta immunitaria, ma che scatenano il rigetto di trapianti da donatori non compatibili.

Viene spontaneo chiedersi allora perche’ in gravidanza la madre non rigetta il proprio feto, visto che la meta’ degli HLA fetali sono ereditati dal padre e quindi non sono compatibili? Questa sorta di “tolleranza” è un rompicapo che ha tormentato gli scienziati per molti anni e che aveva avuto soltanto risposte parziali.

E’ stato dimostrato, a esempio, che nei primi mesi di gravidanza, la madre sviluppa un particolare tipo di linfociti T con proprieta’ immunoregolatorie (Treg). Le Treg sono in grado di bloccare la risposta immunitaria e quindi, nel caso della gravidanza, di impedire il rigetto del feto. Non era pero’ chiaro con quale meccanismo fossero indotte le Treg in gravidanza.

La risposta l’ha fornita il gruppo coordinato dalla professoressa Maria Cristina Mingari, docente di Immunologia dell’Universita’ di Genova e direttore dei laboratori di Immunologia dell’IST, e dal professor Lorenzo Moretta, direttore scientifico del Gaslini.

“Noi studiamo da molti anni le cellule natural killer (NK). Queste si trovano nel sangue ma sono particolarmente abbondanti anche a livello della placenta. In genere, le NK uccidono tumori e cellule infettate da virus. Nella placenta invece cambiano completamente il loro comportamento e producono varie sostanze (citochine, chemochine, fattori di crescita) che inducono la crescita dei tessuti e la formazione di nuovi vasi (fondamentali per nutrire la placenta e il feto in accrescimento)”, spiega il professor Moretta.

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