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Politica

Manovra e disabili: quello che il Pd fa finta di non sapere

Di Redazione7 luglio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Maurizio Martina

Maurizio Martina

BERGAMO — “La manovra che il Parlamento sta per approvare è la peggiore aggressione, nella storia repubblicana, alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Non siamo di certo di fronte ad una lotta ai falsi invalidi, bensì agli invalidi veri e propri. E questo è inaccettabile”. Lo sostengono Matteo Rossi e Maurizio Martina, rispettivamente consigliere provinciale e segretario regionale del Partito Democratico.

I due, insieme al deputato Antonio Misiani a Roma, hanno partecipato questo pomeriggio al presidio organizzato dalle associazioni delle persone portatrici di disabilità. Peccato però che l’allarme lanciato oggi sia un po’ tardivo, visto che il governo da giorni ha dichiarato che la cosiddetta norma degli invalidi è stata cassata, cancellata.

Il Pd però insiste: “Chiediamo lo stralcio di tutte le norme ingiuste e vessatorie contenute nella manovra, e riteniamo che occorra tenere gli occhi bene aperti per verificare fino in fondo se il dietrofront annunciato in queste ore dal Governo troverà effettivamente attuazione. In ogni caso, anche dal punto di vista sociale e culturale oltre che politico, vogliamo denunciare con forza l’odioso tentativo di giocare a far cassa sulla pelle degli ultimi e dei più deboli da parte di chi non sa rinunciare a nessuno dei suoi privilegi”.

Detto da parlamentari ed esponenti politici in carica, francamente, la cosa fa un po’ effetto. Tuttavia il paradosso è che il primo a denunciare i rischi contenuti nella manovra per i disabili non è stata “la sinistra vicina al sociale” ma Gianantonio Arnoldi, il fondatore di Forza Italia a Bergamo, dalle pagine de L’Eco di Bergamo, il 27 maggio scorso.

Arnoldi è benevolo. Sentito al telefono da Bergamosera spiega “che la lobby dei parlamentari, di maggioranza e opposizione, che si batteva a difesa degli invalidi ha ottenuto il risultato sperato. Si è trattato di un’opera di persuasione, di un grande lavoro fatto anche dal sottoscritto sui miei ex colleghi che ha dato i suoi frutti”.

Gli esponenti del Partito Democratico innalzano oggi la bandiera dei difensori degli invalidi: “Proponiamo in particolare di abrogare l’articolo 10 comma 1 che prevede l’innalzamento della soglia di invalidità, necessaria per la concessione dell’assegno mensile agli invalidi civili parziali (256,67 euro mensili) dal 74 all’85 per cento”. Per la cronaca, si tratta dell’articolo che il relatore della manovra Antonio Azzolini ieri ha detto che verrà cancellato.

Insomma, la presa di posizione del Partito Democratico appare fuori tempo massimo e un tantino strumentale. Verrebbe da dire “meglio tardi che mai”. Ma trattandosi di un tema molto delicato, che gioca con la vita delle persone, ben vengano anche le prese di posizione al rallentatore. E ben vengano anche le altre proposte del partito: “Salvaguardare gli obblighi di assunzione di lavoratori disabili ed altre categorie protette di cui alla legge 68/1999, dal blocco delle assunzioni nel pubblico impiego – proseguono gli esponenti democratici -; di prevedere nei capitolati di gara che riguardano servizi di pubblico interesse o investimenti, clausole sociali che stabiliscano l’obbligo per i soggetti aggiudicatari di impiegare una quota di soggetti svantaggiati, a norma dell’articolo 5 legge 381/1991; di istituire un nuovo ”Fondo per la non autosufficienza” con una maggiore dotazione finanziaria per garantire ai disabili l’indennità di accompagnamento ed alle persone ultrasessantacinquenni non autosufficienti assistenza, qualità della vita e sostegno alle famiglie, erogando assegni di cura e buoni servizio per l’assistenza a domicilio nonché, ove necessario, la quota sociale di ricovero in Residenza Sanitaria Assistita; di proporre una più mirata e meno vessatoria programmazione dei controlli sull’invalidità civile”.

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