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Bergamo

Mediazione civile: le “caste” cercano di ostacolare la riforma

Di Redazione5 luglio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il tribunale di Bergamo

Il tribunale di Bergamo

BERGAMO — “Fa bene il ministro Angelino Alfano a non considerare le istanze di sparute minoranze di “caste” all’interno di “caste”, che chiedono di incontrarlo per indurlo a cambiare alcune regole in materia di mediazione civile”. Lo sostiene il presidente dell’Associazione Nazionale per l’Arbitrato & la Conciliazione (Anpar) Giovanni Pecoraro.

“La promessa del Parlamento e del Governo fatta all’Unione Europea di deflettere il carico pendente di circa sei milioni di giudizi è un obbligo al quale non può venir meno nessuna persona onesta – continua Pecoraro -. Dice bene, anche il capo dell’ufficio legislativo del Ministero della Giustizia Iannini, nell’affermare che al nuovo istituto giuridico si è voluta attribuire, sì una funzione deflattiva ma, anche farne espressione di una scelta culturale: superare le contrapposizioni offrendo alle parti la possibilità di trovare il modo più appropriato per risolvere una controversia, sulla base dei loro interessi più che dell’affermazione dei loro diritti”.

“L’obiettivo è riuscire a risolvere con questo strumento le cause, ma anche, dare un nuovo mercato alle professioni. Pochi, altro che abolizione, pochi sono i diritti disponibili tutelabili con l’esperimento obbligatorio del tentativo di mediazione in materia civile e commerciale, a mio avviso tutte le controversie dovrebbero passare per l’obbligatorietà, causa di improcedibilità al giudizio ordinario, così come avviene nelle controversie civile e commerciali transfrontaliere”.

“Non bastano – afferma Pecoraro- gli inviti alla prudenza, anche da parte del presidente del C.N.F., Avv. Guido Alpa – persona di alta
capacità morale e professionale – che invita gli iscritti a “non boicottare la legge perché non si dica che il sistema è fallito per colpa dell’avvocatura”.

Anche Pecoraro è d’accordo con il presidente del C.N.F. sull’utilità di non far gravare il peso economico delle mediazioni richieste da soggetti che in sede di processo sarebbero ammessi al patrocinio a spese dello stato, sugli organismi di conciliazione e che i mediatori designati dagli organismi di conciliazione dovranno avere solide basi di conoscenza del diritto sostanziale per la facile risoluzione della controversia.

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