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Politica

Via libera al federalismo comunale: tassa unica ma niente Ici sulla prima casa

Di Redazione1 luglio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Tremonti, Bossi e Calderoli

Tremonti, Bossi e Calderoli

ROMA — Di che salute gode il federalismo? Parrebbe buona stando a quanto raccontato in una conferenza stampa di Bossi, Calderoli, Tremonti, Brancher e Fitto. Ieri infatti è stata presentata la relazione che precede i decreti attuativi. Molte le novità che verranno introdotte. Vediamole insieme.

La prima riguarda i comuni, che potranno mettere le loro imposte, ma non sulla prima casa. La tassa unica sugli immobili, che i comuni potranno applicare, non toccherà l’ultimo baluardo rimasto agli italiani. Tremonti è netto: “La prima casa resterà esente da ogni imposta”. E grazie al federalismo, sarà possibile arrivare alla “cedolare secca sugli affitti”, cioé pagare un’imposta fissa e non proporzionale, favorendo così l’emergere degli affitti in nero e tartassando meno i proprietari onesti.

Per i Comuni, Tremonti ha spiegato che ai 10 miliardi di euro di gettito fiscale proprio dei Comuni saranno aggiunti ulteriori 15 miliardi di “diritti di prelievo fiscale” che andranno a sostituire i trasferimenti statali che non ci saranno più. Saranno trasferiti ai Comuni tributi statali che attualmente insistono sul comparto immobiliare (Irpef, imposte di registro, ipotecarie, catastali). E i Comuni saranno anche liberi di accorpare la moltitudine di tributi diversi (che variano dai 17 ai 24) in un’unica imposta. “Non lo imporremo noi, ma lasceremo liberi i Comuni di deciderlo” ha detto il ministro.

Dunque dopo il federalismo demaniale già approvato, arriva il federalismo municipale. Basta con lo Stato che ripiana i debiti degli enti locali per i fondi mal gestiti e sprecati (vedi Catania). Rivoluzione anche nella sanità. Tutte le Regioni dovranno adeguarsi ai cosiddetti costi standard, definiti in base alle pratiche migliori. In pratica, la sanità gestita dalle Regioni non sarà più finanziata sulla base della “spesa storica” ma facendo riferimento al costo medio dei farmaci, delle siringhe, delle Tac e delle analisi, per evitare sprechi e ruberie.

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