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Politica

Misiani: la montagna federalista rischia di partorire un topolino

Di Redazione1 luglio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Antonio Misiani

Antonio Misiani

BERGAMO — “L’elenco provvisorio di beni potenzialmente trasferibili agli enti locali reso noto dell’Agenzia del Demanio va preso con tutte le pinze del caso. In realtà, il decreto legislativo sul federalismo demaniale prevede una lunga serie di eccezioni che ridurranno di molto il novero di beni cedibili”. E’ quanto sostiene il deputato del PD e componente della Commissione bicamerale per il federalismo fiscale Antonio Misiani.

“Secondo l’articolo 5 – spiega Misiani – sono infatti esclusi, tra gli altri, ‘gli immobili  in  uso  per  comprovate  ed effettive finalita’ istituzionali alle amministrazioni  dello  Stato, anche a ordinamento autonomo, agli enti pubblici destinatari di  beni immobili dello Stato in uso governativo e  alle  Agenzie  di  cui  al decreto  legislativo  30  luglio   1999,   n.   300,   e   successive modificazioni’;  ‘i  beni appartenenti al patrimonio culturale,  salvo  quanto  previsto  dalla normativa vigente e dal comma 7 del presente articolo’‘i beni oggetto di  accordi   o   intese   con   gli   enti   territoriali   per   la razionalizzazione  o  la  valorizzazione  dei  rispettivi   patrimoni immobiliari sottoscritti alla data di entrata in vigore del  presente decreto'”.

“Come si può capire – continua l’esponente del centrosinistra – sono categorie di beni molto ampie. Particolarmente larga e generica è la categoria dei ‘beni appartenenti al patrimonio culturale’, poiché la tutela prestata dal codice Urbani (Dlgs 42/2004) ai beni statali con più di 50 anni rischia di portare all’esclusione dal processo di trasferimento di moltissimi beni, incrinando – come ha scritto il Sole 24 Ore – l’operatività dell’intero processo di trasferimento del federalismo demaniale”.

“Per quanto riguarda poi i beni immobili in uso al Ministero della Difesa, tutto viene rinviato di un anno, decorso il quale un apposito DPCM individuerà ed attribuirà ‘i beni  immobili  comunque  in  uso  al Ministero della difesa che possono essere  trasferiti…in quanto  non  ricompresi  tra  quelli  utilizzati  per  le funzioni di difesa e sicurezza nazionale, non oggetto delle procedure di cui all’articolo 14-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n.  112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,  di cui all’articolo 2, comma 628, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e di cui alla legge 23 dicembre 2009, n. 191,  nonche’  non funzionali alla realizzazione dei programmi di riorganizzazione dello  strumento militare  finalizzati  all’efficace  ed  efficiente  esercizio  delle citate funzioni, attraverso gli specifici strumenti  riconosciuti  al Ministero della difesa dalla normativa vigente’. Tradotto: saranno molto poche le caserme trasferibili, e tra queste probabilmente nessuna di quelle presenti in Provincia di Bergamo”.

“Se le cose stanno così – conclude Misiani – l’entusiasmo degli esponenti della Lega Nord appare assai poco giustificato. La montagna federalista rischia di partorire il topolino, e gli enti locali rischiano di ricevere assai poco, senza neppure sapere di quali costi di manutenzione ordinaria e straordinaria andranno a caricarsi. Un po’ poco, rispetto alle promesse iniziali e alle aspettative dei comuni italiani e bergamaschi”.

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