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Duemila posti a rischio nei call center: coinvolta anche Bergamo

Di Redazione30 giugno 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Duemila posti a rischio nei call center

Duemila posti a rischio nei call center

BERGAMO — Ci sono circa duemila posti a rischio nei call center di Bergamo, Milano e Brescia, oltre ai 1100 già in cassa integrazione. L’allarme è stato lanciato dalla Slc-Cgil che prevede grossi guai nel settore anche nei prossimi mesi.

Il settore dei call center in outosurcing, vale a dire quelli che svolgono l’attività per aziende terze, è da tempo in crisi e i posti di lavoro a rischio nel 2010 sono 15-16mila, vale a dire il 20 per cento degli 80mila addetti a tempo indeterminato. Così la Slc-Cgil invocando ”un patto tra produttori per il rilancio”.

La fotografia scattata dall’organizzazione sindacale offre uno sguardo d’insieme e mette nero su bianco le conseguenze delle crisi di aziende come Phonemedia, Voicity, Omnia Network e di mille altre realtà locali che non reggono più. Si tratta di una situazione in cui praticamente nessuna regione si salva, ma nella quale e’ il Sud (il 73 per cneto del personale è concentrato nelle regioni meridionali e insulari) a soffrire di più, con oltre 14mila persone dal futuro incerto.

Situazioni particolarmente difficili, anche per numero di lavoratori coinvolti, sono anche quelle della Calabria (in totale 3.300 posti a rischio), del Piemonte (1.200 in cig e 800 posti che traballano) e della Lombardia (1.150 in cig, 1.950 a rischio tra Milano, Brescia e Bergamo).

Il settore, dove il costo del lavoro è tra i più bassi del privato (-18 per cento rispetto al totale del terziario) e in cui il 70 per cento degli addetti ha meno di 40 anni e il 68 per cento è di sesso femminile, secondo la Cgil risente della crisi generale, ma anche di problematiche specifiche tra cui un rapporto squilibrato con le grandi aziende committenti, il venir meno di alcuni incentivi e l’assenza di una politica industriale per l’intera filiera delle tlc.

E’ quindi ”urgente” un intervento legislativo per sostenere l’urto della crisi, escludendo misure come quella dell’azzeramento dell’Irap nelle regioni del Sud prevista dalla manovra (che potrebbe rivelarsi un cavallo di Troia per lo sbarco di nuovi ‘avventurieri’) e coinvolgere Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Governo e Confindustria in un ”patto tra produttori per il rilancio dei call center”: l’obiettivo e’ risolvere alcuni problemi storici come i ricatti occupazionali, il rischio del ritorno al precariato, la guerra tra poveri, l’imprenditoria pirata, il non rispetto delle leggi e del contratto nazionale.

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