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Politica

Provincia: incidente “diplomatico” sulle mozioni, ancora tensione nel Pdl

Di Redazione29 giugno 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Provincia di Bergamo

La Provincia di Bergamo

BERGAMO — Un bel pasticcio, come nella migliore tradizione di un partito che sembra aver fatto degli scivoloni quasi un’arte. Ebbene accade che una quindicina giorni fa, in preda a slancio patriottico derivato delle consuete derive leghiste in ambito Unità d’Italia, il Pdl di Bergamo esca sui giornali con dichiarazioni di profondo attaccamento alla bandiera e alla lingua italiana. Tanto che il coordinatore provinciale Carlo Saffioti annunciava – a mezzo di un comunicato stampa alle redazioni – che “il gruppo provinciale del Pdl e il gruppo Pdl del Comune di Bergamo hanno presentato oggi due mozioni: una a sostegno della proposta di legge nazionale n. 2689 Istituzione del Consiglio superiore della lingua italiana e l’altra a sostegno della proposta di legge nazionale n. 3331” per l’affissione dell’inno di Mameli nelle scuole.

Fin qui nulla di strano, se non fosse che a 15 giorni di distanza di quelle mozioni, all’Ufficio Protocollo della Provincia, non c’è neanche l’ombra. Se ne è accorto per primo il consigliere provinciale del Pd Daniele Vergalli che, bontà sua, attribuisce la mancata consegna dei documenti alla paura del Pdl di scontrarsi con l’alleato leghista.

Magari, verrebbe da dire. In realtà la vicenda è ben più complessa. Sì perché la comunicazione delle due mozioni alla stampa sarebbe stata fatta senza che i consiglieri provinciali del Pdl ne fossero a conoscenza. Ovvero: i diretti interessati non avrebbero saputo delle mozioni, non sarebbero stati precedentemente interpellati, non avrebbero mai dato il loro assenso. Insomma, il coordinatore provinciale avrebbe fatto i conti senza l’oste. Difficile però credere che una persona esperta come Saffioti possa incappare in un simile errore. Più probabile, invece, che l’intera vicenda sia scaturita da un misunderstanding della sua segreteria che, tutta presa dall’ansia di diffondere la notizia, l’avrebbe inviata troppo in anticipo. Fatto sta che i consiglieri provinciali non l’hanno presa per niente bene.

Il peccato di “lesa maestà” nei confronti degli consiglieri provinciali ha mandato su tutte le furie più di un esponente pidiellino. Nello scivolone, sostengono, sarebbero state violate le prerogative dei consiglieri, che si sono sentiti trattati alla stregua di semplici passacarte. E qualcuno è stato sfiorato dall’idea di chiedere le dimissioni del coordinatore provinciale, per quanto incolpevole. Certo è che ora pochi sono disposti a mettere la loro firma su quelle mozioni. E l’incidente “diplomatico” potrebbe avere più di uno strascico nel futuro del partito a Bergamo.

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