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Intervista esclusiva a Colontuono: “L’Atalanta è quasi fatta”

Di Redazione28 giugno 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Stefano Colantuono

Stefano Colantuono

BERGAMO – Voce squillante, piglio deciso e inconfondibile accento romano. Stefano Colantuono, neo tecnico dell’Atalanta, ha parlato senza troppe remore della nuova avventura a Bergamo: a due giorni dalla presentazione ufficiale, in programma mercoledì alle 15 a Bergamo, i suoi concetti arrivano chiari e la ricetta per risalire subito in serie A sembra già delineata.

Stefano Colantuono e Bergamo, una storia che riparte. Si dice, che i primi contatti siano vecchi di almeno due mesi…
La verità è che da qualche tempo avevo riallacciato i rapporti con l’ex presidente Alessandro Ruggeri e Roberto Spagnolo. Loro avevano sondato, io avevo dato la mia disponibilità di massima per il ritorno a Bergamo. Dopo il cambio di proprietà, lo stesso Spagnolo e anche Fratus hanno portato avanti quel discorso e graziie anche al presidente Percassi la mia storia si è incrociata di nuovo con quella dell’Atalanta.

L’ultima volta, finì abbastanza male. Cosa successe veramente?
Non ci furono problemi di soldi. Se qualche tifoso, ancora oggi, si sente tradito o toccato da quel divorzio non ho difficoltà a chiedere scusa. L’unica osservazione che faccio, senza tornare sugli episodi, è questa: se davvero mi fossi lasciato male e totalmente per colpa mia con la famiglia Ruggeri, come mai Alessandro mi ha ricontattato? E’ successo altro, ormai è acqua passata e a Bergamo non ci sono nemmeno i vecchi dirigenti. Guardiamo avanti, c’è un sacco di lavoro da fare.

Società nuova, presidente nuovo: il suo approccio con Percassi?
Devo dire che ho trovato una persona molto carica, una forza della natura. Ha le idee chiare, un progetto solido che vuole perpetrare nel tempo e competenze calcistiche: sia lui che il figlio Luca (amministratore delegato, ndr) mi hanno fatto una grande impressione e per chi come me ama lavorare in ambienti dove c’è un progetto serio, la serie B non è un problema.

L’importante è che sia solo una parentesi…
Purtroppo è il primo passo da compiere verso il futuro. Dobbiamo ripartire per conquistare subito la massima serie, nella mia prima stagione a Bergamo vincemmo alla grande il campionato ma nessuno si deve dimenticare che sarà una cavalcata lunga e molto difficile.

Come si vince un campionato di serie B?
Servono grinta, cuore, tanta corsa e una tenuta mentale ferrea. Senza questi presupposti diventa tutto molto complicato, fin dal ritiro dovremo essere bravi a infondere nel gruppo la giusta mentalità: da quel punto in avanti, la qualità dei giocatori a disposizione farà la differenza, soprattutto nella seconda parte della stagione.

Prende in mano una squadra appena retrocessa, non teme un calo di stimoli per chi dovrà giocare contro Novara e Portogruaro invece che con Roma e Inter?
Io stesso, fino a due stagioni fa, mi giocavo la Coppa Uefa con il Palermo. Sappiamo tutti come è andata, sono ripartito dal Torino convinto del progetto anche se poi si è rivelato complicato. Bergamo è una piazza importante, la sento come casa mia dal punto di vista calcistico e credo che per tutti dev’essere un orgoglio giocare con la maglia dell’Atalanta: mettiamoci subito in trincea, tutti con grandi motivazioni.

Il nuovo gruppo a che punto è?
Credo che l’Atalanta sia quasi fatta. Il presidente ha subito voluto chiarire che il gruppo attuale non verrà smantellato, sono partiti Coppola e Guarente e abbiamo già provveduto alla sostituzione con Frezzolini e Basha, giovane interessante e di ottima prospettiva. Siamo d’accordo che si muoverà ancora qualcuno se arrivassero offerte irrinunciabili e comunque parlo solo di una pedina. Cerchiamo una prima punta, magari anche due e posso confermare che siamo sulle tracce di Ruopolo con ottime possibilità di completare a breve il suo acquisto.

Certo che ci sono già valori importanti…
Scorrendo i nomi della rosa attuale trovo ragazzi di grande affidamento che conosco molto bene. Doni, Bellini, Ferreira Pinto e Talamonti saranno fondamentali, alcuni lì ho già sentiti telefonicamente e mi sono sembrati molto carichi: mercato a parte, tutti quelli che rimarranno lo faranno con il massimo impegno e questo per me è davvero cruciale.

Qual’è la situazione di Tiribocchi e Manfredini?
Per quanto riguarda il “Tir”, ho espresso il mio pieno apprezzamento alla società: penso sia un giocatore valido, bravo e che in questo gruppo può fare molto bene. Non è propriamente una prima punta, ama svariare e cercare la profondità: può giocare con Doni ma anche con un attaccante diverso e quindi sarà prezioso. Manfredini arrivò a Bergamo come terzino sinistro e con alcuni problemi fisici: avevo Bellini e Ariatti in quel ruolo e quindi decidemmo per la sua cessione. Al ritorno, grazie anche al grande lavoro di Gigi Del Neri, è maturato diventando un centrale di ottimo livello che può risultare determinante sia in A che n B. Ci siamo già parlati, ho trovato da parte sua grande disponibilità e come accennato, salvo clamorose offerte di altre squadre, sarà uno dei miei punti fermi.

Che modulo intende adottare?
L’Atalanta ha nelle sue corde il 4-4-2, con Cristiano Doni può diventare un 4-4-1-1 ma non cambia molto. Lavoreremo a delle varianti, i base agli uomini a disposizione troveremo altre soluzioni ma credo che inizialmente il riferimento sia questo.

Se dovesse fare una promessa ai tifosi?
Garantisco dedizione, attaccamento e piena disponibilità per la causa atalantina. Non sono un ruffiano, dico sempre quello che penso e come ho sempre dichiarato l’Atalanta è una realtà importante a cui mi sento legato e con cui ho centrato due delle stagioni più belle che la storia recente abbia registrato. Ora sono tornato per dare il massimo, magari anche di più, voglio fare di tutto per riportare questa squadra, questa società e la sua gente nel posto che merita: la serie A.

Fabio Gennari

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