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Editoriali

Italia umiliata: è Marcello Lippi il vero colpevole

Di Redazione25 giugno 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Marcello Lippi

Marcello Lippi

JOHANNESBURG, Sudafrica – L’Italia, Campione del Mondo in carica, ha fatto pena. Espressione forte, verità assoluta. Non ci sono mezze misure, appassionati pallonari, non se ne possono trovare.

Quanto è successo meno di ventiquattr’ore fa nello stadio del rugby sudafricano ha dell’incredibile. Dell’inimmaginabile. Dell’inspiegabile.

Tre partite contro Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia. Due pareggi e una sconfitta. Serve altro? Qualcuno ha bisogno di più materiale per definire raccapricciante un’esperienza come quella appena terminata? Bene, basta passare all’impostazione fisica e tattica per trovare un alleato spietato in questo inevitabile tiro al bersaglio.

Marcello Lippi, commissario tecnico e responsabile primario della disfatta sudafricana, ha messo in fila una serie di errori talmente gravi che nemmeno in terza categoria si vedono. Si è partiti con il ritiro in altura, lavoro mirato per arrivare carichi al Mondiale. Risultato? Il Messico in amichevole ci ha preso a pallate, la Slovacchia sembrava muoversi a velocità doppia rispetto agli undici azzurri che parevano bolliti. Zavorrati. Sfiniti.

Al momento di scegliere il modulo, poi, il tecnico viareggino ha fatto davvero scelte assurde. In tre gare, l’Italia non ha mai giocato per più di un tempo con lo stesso schieramento. Quale? E chi l’ha capito? Abbiamo una storia legata al 4-4-2, abbiamo vinto un mondiale puntando sulle armi che storicamente tutto il mondo ci riconosce (difesa ferrea e cinismo vicino alla porta) per poi tentare il bis intercontinentale giocando come nei campetti di periferia? Sissignori, come i dilettanti della domenica, quelli che osservano le partite in tv, provano ad imitare moduli e giocate: Lippi ha fatto lo stesso.

Mourinho ha vinto una Champions giocando con il 4-2-3-1? Allora proviamoci anche noi. Una prostituzione intellettuale tattica da far rabbrividire, soprattutto se gli uomini chiave per un modulo simile come il centravanti che segna, il suggeritore che inventa e l’esterno che punta l’uomo, non li convochi o li tieni in panchina. Qualcuno riesce a spiegare perchè Pazzini e Di Natale (48 gol in due in campionato) non hanno giocato praticamnte mai con i galloni del titolare?

Provo con una domanda più semplice: perchè sempre Pepe e mai Quagliarella? Perchè Pirlo a tutti i costi al posto del miglior Montolivo di sempre? Perchè Cannavaro e Chiellini in versione “banda del buco” e mai Bonucci? Troppi perchè, troppe scelte assurde, troppi errori da “manuale del giovane allenatore”.

Era impossibile fare meglio, due Mondiali di fila non li vinci mai. Però era doveroso andare più avanti, perchè il nostro calcio è in fase calante ma non vale meno di quello paraguaiano o di quello slovacco. Lippi andava fermato prima, quando un allenatore per mesi e mesi dichiara che c’è un gruppo che ha vinto su cui contare senza aprire gli occhi sui valori che il nostro campionato esprime significa che sbaglia non sapendo di sbagliare.

I Campionati del Mondo non sono un premio ma un obiettivo, l’impiego di Gattuso o del Camoranesi che delude in campionato da mesi e mesi non hanno alcun fondamento logico. Buffon stava già male prima della gara d’esordio, perchè nessuno ha detto nulla? Il povero Marchetti si è trovato di fronte ad una difesa colabrodo che ha regalato in tre gare quanto non aveva concesso mai in tutto il Mondiale di Germania.

“Questo gruppo merita rispetto” tuonava Lippi dopo un’amichevole vinta a Parma nel tempo di recupero. “La responsabilità è solo mia” ha detto ieri dopo la disfatta più eclatante dal 1974 ad oggi. Ci vuole un altro approccio, caro mister Lippi. La quarta stella italiana conquistata a Berlino doveva bastarle, ora si volterà pagina ma avremmo fatto volentieri a meno di girare a piene mani il coltello di una piaga che presto si chiuderà: buon lavoro a Prandelli, l’uomo cui non si chiedono i miracoli ma semplicemente di usare bene i suoi occhi. C’è gente pronta per la pensione, si prenda coraggio e si faccia una vera rifondazione: i campioni in Italia ci sono, basta chiamarli e farli giocare.

Fabio Gennari

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