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Editoriali

Invalidi: nel paese dell’incontrario pagano sempre i più deboli

Di Redazione9 giugno 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gli invalidi veri rischiano l'assegno

Gli invalidi veri rischiano l'assegno

Una levata di scudi di questo genere non si vedeva da tempo. Le associazioni a difesa degli invalidi e la Fand, la Federazione tra Anmic, Anmil, Ens, Uici, Unms, sono insorte contro la manovra finanziaria che, in base al decreto legge 78 del 31 maggio, rischia di togliere ai disabili il loro pur misero assegno mensile.

Stando alle statistiche, in provincia di Bergamo sarebbero 120mila le persone che superano il 67 per cento di invalidità, soglia oltre la quale iniziano le agevolazioni, come l’esenzione dal ticket sanitario. Di questi, circa 24mila sarebbero “grandi invalidi” e 96mila avrebbero una invalidità al di sotto dell’85 per cento.

Ebbene, la finanziaria colpirebbe soprattutto quest’ultima fascia. In base alla normativa che sta per entrare in vigore, l’assegno verrà tolto a meno che l’invalidità non si sia aggravata fino a raggiungere l’85 per cento.

Un provvedimento iniquo, che fa pagare agli invalidi il peso della crisi invece che alle banche e ai potentati economico-finanziari. E una vera adbicazione dello Stato che colpevolizza gli invalidi a priori, invece di fare controlli per accertare la vera entità di un fenomeno, quello delle false invalidità, che pur è presente nel paese soprattutto al sud.

Non serve una manovra finanziaria per combattere i falsi invalidi, ma controlli più serrati. Lo ha detto a chiare lettere l’onorevole Gianantonio Arnoldi, il primo a sollevare la questione nei giorni scorsi. Difficile dargli torto. Questo centrodestra, e da elettore me ne dolgo e lo ripeto, sembra aver deciso di adbicare: invece di una lotta senza quartiere all’evasione fiscale preferisce martellare categorie già disagiate, in barba alla Carta dei Valori del Pdl che recita: “Noi vogliamo una società che si prenda veramente cura dei più poveri e dei più deboli”. Carta straccia, alla luce della finanziaria, anche il passaggio che dice: “La famiglia va difesa perché è fondamentale per le persone più deboli, per gli anziani, per i diversamente abili, per i giovani senza lavoro”.

A quelle famiglie la finanziaria toglie anche il magro assegno per il parente invalido, ottenuto dopo trafile burocratiche che stroncherebbero un elefante. Quanto all’accesso al lavoro, pia illusione. Il presidente della Fand Giovanni Manzoni ha denunciato che, nonostante la legge 68 sull’avviamento del lavoro, a Bergamo ci sono 1200 disabili che aspettano un posto da 2 anni, quando in realtà i posti disponibili sarebbero 1500. Questo per la mancanza di controlli che consente alle aziende di “sorvolare” per 4 anni. Mentre allo studio ci sarebbe un articolo che consente alle banche di evitare l’assunzione di disabili. Il paese dell’incontrario…

Wainer Preda

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