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Le prime parole di Percassi: sono innamorato dell’Atalanta

Di Redazione6 giugno 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Antonio Percassi (foto Mariani)

Antonio Percassi (foto Mariani)

ZINGONIA – Grande stile, piglio deciso, tono fermo e quasi pacato. Antonio Percassi, nella conferenza di presentazione della nuova famiglia proprietaria dell’Atalanta, ha distribuito certezze, messo in chiaro alcune questioni primarie e lanciato frecciate a chi doveva esserci ma non si è visto.

Quasi mezz’ora di conferenza stampa interessate e decisamente coinvolgente che ha toccato tutti i punti più importanti del futuro atalantino.

“E’ stata una trattativa – attacca Percassi – lunga, difficile. Capita spesso in queste situazioni, giovedì sera a mezzanotte si è chiusa e ora posso dire di essere tornato a casa. Voglio ringraziare prima di tutto alla famiglia Ruggeri, papà Ivan, mamma Daniela oltre al Alessandro e Francesca, per quello che hanno fatto negli ultimi 16 anni per l’Atalanta: il mio abbraccio più forte è per tutti loro.

Venerdì sera sono tornato a Zingonia dopo molti anni, è stata una grande emozione e a chi mi chiede perché abbiamo preso l’Atalanta, rispondo senza esitazioni: amiamo questa squadra, amiamo la casacca nerazzurra. La trafila nel settore giovanile, iniziata circa 40 anni or sono, mi ha permesso di crescere come uomo in una maniera formidabile e dopo aver giocato e fatto già anche il presidente posso dire davvero di essere tornato a casa. Ora abbiamo molto lavoro da fare, dobbiamo ricreare una struttura importante per puntare a quello che è davvero l’obiettivo primario: tornare in serie A”.

Accanto a lei ci sono due dei cinque figli. Luca che posizione occuperà?
“Lavorerà con me, il suo ruolo sarà quello di amministratore delegato. Stefano invece, alla mia sinistra, non farà parte dell’Atalanta ma rappresenta il gruppo e la famiglia in questa giornata così importante”.

Chi sarà il direttore generale? Starà mica pensando ad un nuovo corso di Giacobazzi?
“Non abbiamo avuto modo di vederlo né venerdì né oggi a Zingonia. Strano, molto strano. Un direttore generale, in queste occasioni così importanti, dovrebbe essere presente: noi, quando facciamo incontri con altri manager e sono coinvolte figure di primo livello, siamo abituati a vedere tutti. Ne riparleremo lunedì, sicuramente risolveremo la questione”.

E’ cresciuto come imprenditore, 16 anni dopo che presidente si sente?
“Sono un po’ meno giovane, abbiamo molta più esperienza nel mondo imprenditoriale. Siamo abituati ad organizzare aziende di primo livello e grande struttura: vogliamo farlo anche nell’Atalanta, rispetto al passato siamo più solidi, totalmente un’altra cosa. Sicuramente entreranno in società Rino Fratus, Roberto Spagnolo, Mirco Moioli e Beppe Corti. Le cariche precise le definiremo nelle prossime settimane”.

Sinceramente, ha mai avuto paura che la trattativa saltasse?
“Devo dire che ci sono state due o tre circostanze in cui ho pensato che le condizioni per subentrare fossero venute a mancare. Sicuramente fa parte del gioco, credo che alla fine la trattativa si sia risolta per il meglio e non posso che essere contento di quanto è accaduto”.

Bortolotti, vent’anni fa, disse che per l’Atalanta aveva trovato il marito migliore: è ancora innamorato?
“Sono sempre stato innamoratissimo, senza questo attaccamento non saremmo mai entrati in società rilevando il pacchetto di maggioranza dai Ruggeri. In generale si dice che acquisire una società di calcio è da matti, nel mio caso il discorso è diverso: è qualcosa che senti dentro, nel sangue”.

La scintilla che ha acceso il ritorno di fiamma? Magari, con la società in B, l’affare è stato più facile…
“Ho sempre sperato che l’Atalanta potesse rimanere in serie A. Oggi, da retrocessi, abbiamo un vero problema: dovremo vivere un mondo diverso, difficilissimo e sicuramente impegnativo ma che è necessario sia solo di passaggio. La priorità, lo ripeto, è tornare in serie A subito: vincendo sul campo e riorganizzando la struttura. Dobbiamo ripartire dalle persone che sanno cosa significa l’Atalanta, persone esterne che non capiscono questo non le cercheremo mai. A Bergamo abbiamo professionalità importanti, persone di grande livello come ad esempio Mino Favini: resterà con noi, abbiamo parlato prima di questa conferenza stampa e porteremo avanti quei progetti che anche in passato fecero diventare il settore giovanile uno dei più importanti del mondo. Con lui, se lo vorrà, ci sarà anche il maestro Bonifacio: crediamo fortemente in un certo tipo di approccio”.

Cosa riproporrete della prima esperienza?
“Nel settore giovanile, avevamo fatto cose formidabili. Si era creata una situazione fantastica, le grandi squadre andavano in giro a comprare giocatori già pronti e per noi si aprivano opportunità importanti. Abbiamo investito negli uomini, nella crescita dei giovani, e dopo anni di raccolta dei migliori ragazzi in circolazione l’Atalanta aveva raggiunto un valore di circa 200 miliardi: venni criticato per quell’approccio, i numeri mi diedero ragione. Parlo del passato ma voglio riconquistare una certa posizione anche nel futuro: Favini mi ha presentato una lista di giovani che perderemo per un approccio sbagliato, c’è da rabbrividire ma non ci resta che migliorare e ripartire. Qui si parla una sola lingua, tutti dalla stessa parte senza fenomeni: le mele marce andranno a casa”.

Il futuro di Doni?
“Ho parlato con lui nei giorni scorsi, il suo contratto verrà prolungato di due stagioni penso che sicuramente l’anno prossimo avremo in campo e nello spogliatoio il suo determinante aiuto. E’ una bandiera, quelli come lui sono uomini da Atalanta”.

Passiamo al mister, il tema forse più importante…
“E’ un po’ presto, siamo appena subentrati e stiamo sinceramente ancora valutando. C’è un problema di fondo che riguarda i tecnici disponibili: sono molto pochi visto che siamo in una fase della stagione dove le squadre hanno già fatto le loro scelte. La rosa è ristrettissima, non dobbiamo sbagliare: servono concretezza e un uomo capace di portarci subito nella massima serie. E’ fondamentale”.

Meglio un giovane da crescere oppure un allenatore già navigato?
“Dobbiamo essere pratici, potrebbe anche essere un bergamasco ma la cosa importante è che faccia i punti e contribuisca subito a farci tornare in alto. Lunedì credo si possano avere le idee più chiare”.

Parliamo dello stadio?
“Abbiamo le idee più chiare. La premessa è semplice ma non banale: per costruirlo ci vogliono parecchi soldi. Detto questo, è impensabile una struttura che sia solo per il calcio: serve un contesto che permetta di viverlo in continuazione e che lo sostenga dal punto di vista finanziario. Non si costruisce in poco tempo, non si può pensare di farlo senza infrastrutture adeguate: dovremo muoverci assieme alle istituzioni, sono certo che anche loro daranno la massima disponibilità”.

Percassi, comunque, preferirebbe Grassobbio?
“E’ un’ipotesi, serve una valutazione sia sui terreni che sulla viabilità. L’impianto a cui penso ha 22.000 posti, magari sempre pieno e con una atmosfera che incuta paura agli avversari: ci lavoreremo, certamente faremo il massimo per portarlo a compimento”.

Il parco giocatori, secondo lei, com’è?
“E’ troppo presto, sono valutazioni da fare con il mister che resta una priorità. Io manterrei tutta l’ossatura, certamente se qualcuno si vergogna di giocare in serie B non lo tratterremo: chi giocherà nell’Atalanta deve essere fiero di farlo, con la giusta grinta e tantissime motivazioni. Doni è un esempio, Tiribocchi resterà. Altre valutazioni le faremo con l’allenatore e il direttore sportivo: dobbiamo sceglierlo, anche lui come il direttore generale non si è visto e quindi lunedì affronteremo tutte le questioni aperte”.

Chiudiamo con il ritiro: tornerete a Rovetta?
“Stiamo cercando la soluzione migliore per non creare troppi problemi a Brentonico, con cui esisteva già un accordo. Riportare la squadra a lavorare a casa, in mezzoalla nostra gente, è la nostra idea principale: a breve riusciremo a fare chiarezza anche su questo punto”.

Fabio Gennari


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