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Politica

La critica di Scotti: nel Pdl bergamasco manca il coinvolgimento

Di Redazione1 giugno 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

BERGAMO — “Certe cose non cambiano mai. Le vecchie e pessime abitudini fanno sempre capolino nelle stanze del potere del coordinamento del Pdl di Bergamo. Passano giorni, mesi, promesse, ma i vizi sono sempre gli stessi di quando mi indignavo pubblicamente in campagna elettorale. Venerdì scorso si sarebbe dovuto parlare di coordinamenti locali e nomine di coordinatori. Peccato solo che nessuno sia stato coinvolto”. E’ la critica avanzata da Carlo Scotti Foglieni, candidato alle scorse elezioni regionali e membro del direttivo del Popolo della Libertà.

Carlo Scotti Foglieni

Carlo Scotti Foglieni

“Si continua a pensare di poter governare dei robot tra una convovacazione e un’altra – prosegue Scotti -. Spiacente, la storia è diversa. Il copione non è quello dei reggenti. Non indietreggio di un passo rispetto alle miei dichiarazioni precedenti. Serve aria nuova. Serve ossigeno. Servono persone e non gerontocrati stantii, che si dimenano in battaglie inutili”.

“Onoro la bandiera, il tricolore – prosegue l’esponente del Pdl – ma tra un simbolo e i problemi delle persone, che faticano a riempire il carello della spesa a fine mese, io mi interesse più al secondo. È alle persone che va il mio pensiero. E’ al pensare alla politica come fonte di soluzione che mi rimetto. Loro sapranno anche fare liste con nomi. Sapranno mantenerle nascoste fino all’ultimo, ma che nessuno pensasse che questo loro modo di fare possa essere considerato “fare politica””.

Poi l’affondo: “Quando ero piccolo, mi ricordo, insieme a Topolino regalavano un gioco “ paperopoli”. Ecco, vorrei ricordare ai dis-illuminati coordinatori, che Bergamo e provincia non sono Paperopoli e che i loro abitanti non pedine, da muovere per passatempo. Mi dispiace sembrare sempre polemico, ma la storia ci insegna che quando chi avrebbe la possibilità di decidere, si sente solo ed unico depositario di verità, senza venire incontro al popolo, allora alla persone per bene tocca alzare la voce ed uscire dal coro, anche se ben sa, che non è educato farlo”.

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