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Politica

Pdl: manca l’unanimità, bloccate le nomine di Saffioti

Di Redazione31 maggio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Carlo Saffioti

Carlo Saffioti

BERGAMO — Un stop inequivocabile. Di quelli dove non si hanno possibilità di scelta: o così o così. Il coordinamento provinciale del Pdl, di venerdì sera 28 maggio, si è risolto con un sostanziale nulla di fatto anche se le aspettative erano ben altre. Sul tavolo della discussione, la nomina di 100 nuovi coordinatori locali del partito dopo le elezioni regionali.

La richiesta del coordinatore provinciale Carlo Saffioti era quella di poter nominare i nuovi coordinatori locali del Popolo della Libertà per consentire ai militanti dei diversi centri della Bergamasca di avere un punto di riferimento e lavorare più vicini al territorio. I nomi in ballo erano per la maggior parte espressi, come ovvio, dal coordinatore provinciale. La cosa tuttavia ha destato più di una perplessità nelle aree del partito che fanno capo a Marcello Raimondi e soprattutto a Marco Pagnoncelli, che hanno palesato legittimamente le loro critiche.

Il guaio è che le nomine, per essere valide, dovevano incontrare il favore del 100 per cento del coordinamento provinciale. Lo ha stabilito, con una sorta di aut aut che non lasciava spazio a interpretazioni, la segreteria regionale del partito. Il diktat, valido per tutta la Lombardia, è stato: per la nomina dei coordinatori locali serve l’unanimità del coordinamento provinciale, altrimenti si rimandi tutto al congresso.

Solo che l’unanimità a Bergamo non c’è e non c’è mai stata, causa eterna battaglia fra le correnti interne al partito. Saffioti ha provato ad aggirarla introducendo la figura, alquanto singolare, dei “referenti”. Ma il ruolo non è contemplato dallo statuto del partito. La risposta da Milano, una volta di più, è stata la stessa: niente da fare. Firmato Podestà, Corsaro e Mantovani, ovvero il vertice del Pdl lombardo.

Difficile per qualunque coordinatore provinciale non inchinarsi alla volontà di chi sta sopra di lui. La riunione dunque si è chiusa con un nulla di fatto. Ora, prevedere un accordo fra gli “amici-nemici” per andare a nomine condivise sarebbe auspicabile ma, conoscendo l’ambiente Pdl, di difficile realizzazione. Più probabile dunque che la questione diventi uno dei temi del congresso provinciale. Il problema è che il Congresso è ben di là da venire. Qualcuno accenna a novembre, altri parlano di gennaio. Ma non c’è nulla di sicuro. E cosa succederà nel frattempo nell’interregno di Saffioti?


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