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Atalanta, tutta la stagione nel nostro pagellone

Di Redazione25 maggio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Federico Peluso

Federico Peluso

BERGAMO – A due settimane dalla fine del campionato è difficile assegnare votazioni personali. Forse, perfino inutile. Lavorando sui reparti, invece, qualche spunto di riflessione in attesa di buone nuove societarie si può trovare. Il pagellone di fine anno è zeppo di insufficienze.

Con la retrocessione davanti agli occhi, era difficile fare diversamente però ci sono colpe diverse che è giusto sottolineare. Un esempio? Se i portieri non sono mai decisivi e gli attaccanti segnano con il contagocce, salvarsi è pura utopia.

Portieri 4: Uno dei problemi più gravi dell’Atalanta 2009/2010. Partito con i galloni del titolare, Andrea Consigli ha di fatto fallito clamorosamente la sua prima stagione di serie A. Le luci sono state pochissime a fronte delle parecchie gare in cui errori e indecisioni sono risultate determinanti ai fini del risultato. Avesse avuto alle spalle un preparatore per tutto l’anno, probabilmente avrebbe potuto lavorare meglio sui difetti emersi (tempi d’uscita e posizionamento, ad esempio) ma sappiamo tutti come sono andate le cose. Alle sue spalle, Nando Coppola non ha fornito le garanzie necessarie nel momento in cui prima Conte e poi Mutti lo hanno chiamato in causa.

Difensori 6: Uno dei voti più difficili di questo pagellone. Del Neri aveva impostato un certo discorso, Gregucci non ha avuto molto tempo per lavorare sulle sue convinzioni, Conte ha stravolto tutto e Mutti è tornato all’antica: in un contesto simile, era francamente difficile fare di più. Ci sono stati momenti della stagione in cui, soprattutto sui calci piazzati, si sono subite troppe reti: l’assenza di Manfredini, fuori per i problemi al tendine, si è fatta sentire con Talamonti mai veramente sui livelli della passata stagione. Garics e Bellini se la sono cavata bene, Peluso ad un certo punto sembrava il nuovo marcatore titolare ma dopo la cacciata di Conte è tornato in panchina. Bianco e Capelli, anche in prospettiva, sono le note liete. L’ex Cagliari ha iniziato male ma è riuscito a svoltare terminando la stagione su livelli accettabili, Daniele Capelli è tornato a gennaio e quando è stato chiamato in causa ha dato una bella mano: in serie B, due pedine come loro potranno tornare sicuramente utili formando con gli argentini Talamonti e Pellegrino una batteria di sicuro affidamento.

Centrocampisti 5,5: Un reparto costruito in estate con Barreto al posto di Cigarini sembrava aver perso qualcosa in qualità a fronte di un maggior tasso agonistico. L’infortunio capitato al paraguaiano, di fatto fuori per tutta la stagione, ha reso obbligatorio il richiamo di De Ascentis e per il resto si è vista tanta confusione fino all’arrivo di Mutti. Padoin prima esterno e poi interno, Guarente che da mero incontrista è tornato a sfoderare il suo sinistro e il Valdes triste delle giornate passate in panchina sono solo alcuni esempi di come le cose proprio non siano girate. Problemi decisionali a parte, è palese come gli unici da salvare siano il soldatino di Gemona e il passero sudamericano: tutti gli altri, vuoi per infortuni mai recuperati, per rendimento altalenante o per equivoci tattici hanno reso molto al di sotto delle aspettative. Caserta? Zanetti? Volpi? Meglio soprassedere, qui l’errore l’ha commesso chi doveva scegliere.

Attaccanti 4,5: L’unico a salvarsi è stato Simone Tiribocchi. Partito come riserva di Acquafresca e Doni, alla fine è stato l’unico a segnare con buona regolarità confermandosi sui livelli del recente passato. I suoi 11 gol sono una clamorosa eccezione in un reparto che ha deluso come nessuno si aspettava: Doni (2 reti), Acquafresca (1), Amoruso (1) e Chevanton (2) hanno segnato insieme poco più della metà dei gol del “Tir” di Colleferro. In particolare, fa rumore la doppietta del capitano contro la Lazio nel giorno del raggiungimento di quota 100: unico squillo di un’annata nera. Il giovane puntero arrivato dal Cagliari ha dimostrato grandi limiti caratteriali, i due acquisti di gennaio non hanno convinto e ci si è ritrovati a sperare nella invenzioni di Valdes e in qualche guizzo di Ferreira Pinto. Catastrofe.

Allenatori 5,5: Anche questa  una valutazione complicata. Se Gregucci è stato catapultato in serie A e dopo nemmeno un mese di campionato è stato cacciato che colpe può avere? Antonio Conte è arrivato in corsa muovendosi con la stessa delicatezza di un elefante a Murano: errore madornale mettersi contro lo spogliatoio che conta. La preparazione atletica ha permesso di sprintare ad aprile, merito di Ventrone, ma i rapporti si sono logorati a tal punto che si è rischiata la rissa con i tifosi. L’avvento di Mutti ha ridato serenità ad un gruppo sull’orlo di una crisi di nervi, tornare al modulo Del Neri non è bastato e l’obiettivo è stato fallito. Peccato.

Società 4: Tanti errori, tutti insieme, era difficile compierli. Gregucci fu definita una scommessa, nei fatti è stata persa malamente e anche la gestione dei successori ha lasciato a desiderare soprattutto per il latente senso di approssimazione. Con Mutti si è cercato il ritorno all’antica, nel mercato però Ruggeri e Osti hanno sbagliato ancora e anche se il presidente, durante il Consiglio di Amministrazione, si è preso tutte le responsabilità del caso è impossibile scindere l’operato del direttore generale Cesare Giacobazzi: una gestione oculata e attenta solo al bilancio non sempre viene assecondata dai miracoli tecnici.

Fabio Gennari


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