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Politica

Misiani (Pd): sul federalismo partenza fiacca

Di Redazione20 maggio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Antonio Misiani

Antonio Misiani

BERGAMO — “La bozza di decreto legislativo licenziata dal consiglio dei ministri era lacunosa, farraginosa e contraddittoria. La discussione in Commissione bicamerale ha permesso di migliorare molto il testo”. Lo ha detto il deputato bergamasco del Partito Democratico Antonio Misiani.

“Decisive, ancora una volta – sostiene Misiani – sono state le proposte avanzate dal PD e accolte dalla maggioranza e dal governo: penso al vincolo di destinare all’abbattimento del debito pubblico i proventi di eventuali alienazioni (un segnale decisivo, in una fase delicatissima per la finanza pubblica), alle scelte più razionali assunte sui beni da passare agli enti territoriali e da lasciare in capo allo Stato, ai “paletti” fissati per quanto riguarda il demanio idrico e marittimo e le procedure (a partire da quelle di sdemanializzazione, comunque affidate ad un procedimento statale), alla possibilità di ulteriori trasferimenti di immobili dopo quello iniziale”.

“Il punto è che si poteva fare decisamente di più – prosegue il parlamentare -, l’esclusione degli immobili in uso al Ministero della Difesa mette fuori gioco le occasioni di valorizzazione più interessanti, mentre sui costi di gestione e manutenzione “occulti” dei beni trasferiti rimane una totale incertezza, che rischia di riservare brutte sorprese gli enti locali coinvolti. Il rischio è che, alla fine della fiera, la montagna federalista partorisca un topolino: il novero di beni patrimoniali trasferibili è limitato in partenza (il 3% del patrimonio immobiliare degli enti locali) e sarà ulteriormente ridotto dalle esclusioni da parte delle amministrazioni centrali e dalle rinunce da parte degli enti locali”.

“Insomma, come partenza è piuttosto fiacca – conclude Misiani -. Per la stragrande maggioranza dei comuni, nel cui territorio non sono presenti beni immobili statali potenzialmente trasferibili, non cambierà assolutamente nulla. Continueranno a fare i salti mortali per fare quadrare i conti rispettando i vincoli soffocanti del patto di stabilità. Per gli altri enti, una minoranza, si aprono opportunità di valorizzazione. Coglierle, però, non sarà semplicissimo, anche perché la materia è intricata e non si può escludere che si sviluppi un elevato contenzioso rallentando l’attuazione di quanto sta scritto nel decreto”.


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