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Editoriali

Atalanta, il futuro di Favini dipende da Giacobazzi

Di Redazione17 maggio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cesare Giacobazzi

Cesare Giacobazzi

BERGAMO – “E adesso?” Inutile nascondersi, l’unica domanda che il sostenitore atalantino medio si ripete da due settimane è questa. La retrocessione virtuale, dopo il pareggio contro il Bologna, è stata subito seguita da quella matematica, a Napoli.

Poi c’è stato il Palermo, il giorno della Camminata Nerazzurra annullata ufficialmente per il rischio pioggia e della contestazione verso la società. Aspra, diretta, cruda. Ma nemmeno troppo accesa, sicuramente non violenta e comunque senza occhi ed orecchie che dal vivo potessero riceverla: i Ruggeri, infatti, hanno disertato.

Non ci sono notizie certe, nuovi sviluppi o clamorosi ribaltoni. “Vendesi società”, invito scritto sui volantini gialli distribuiti allo stadio, è facile che rimanga inascoltato. Come avevamo anticipato la scorsa settimana, domanda e offerta sono troppo distanti: impossibile che ci sia un cambio radicale di proprietà.

Anche la presunta cena tra Percassi, Fratus e Andreoletti di giovedì scorso sembra perdere un pezzo di credibilità: il patron dell’Albinoleffe, alla Taverna Valtellinese, non c’era. Che si scatenasse una ridda di voci era prevedibile, ci sono segnali che indicano come in questi giorni Villa Ruggeri sia affollatissima ed altri che confermano solo abboccamenti tra le parti.

Smentire, soprattutto in presenza di affari delicati e complessi, è prassi comune. Ragionare e valutare, invece, non sembra così normale in un momento in cui l’emotività di una retrocessione, la ferita aperta degli errori di gestione e la cronica mancanza di comunicazione della società Atalanta prendono il sopravvento.

Giovedì 20 maggio, ore 11, a Zingonia è convocato il Cda. Prima di quel giorno, è difficile arrivino dichiarazioni sconvolgenti. Per capire cosa accadrà allora, proviamo ad analizzare la situazione per intero perchè un dato, inequivocabile, è ormai certo: i rapporti si sono guastati. Siano di lavoro, siano di stima o di rispetto, in una azienda come in una famiglia non possono mancare. E, soprattutto, se sono buoni si continua altrimenti si agisce di conseguenza.

Mino Favini ha fatto trapelare la sua posizione. “O io, o Giacobazzi”. Chiaro, limpido, preciso. L’onestà intellettuale di questo ometto di 74 anni che vive nei ragazzi, dei ragazzi e con i ragazzi è quasi commovente. Prende ogni mattina la macchina per arrivare a Zingonia, sentirlo parlare di giovani calciatori è come ascoltare un padre che si preoccupa per i figli. Lo ricordo mentre mi snocciolava una pagella nel suo ufficio di Zingonia. “Andare bene a scuola è importantissimo”, mi ripeteva.

Bene, questo personaggio quasi mitologico che potrebbe andare a lavorare dove vuole e quando vuole, è arrivato a 43 giorni dalla scadenza del contratto e aspetta una risposta. Un segnale. Un chiarimento. Questa settimana Alessandro e Francesca Ruggeri, che con Mino da Meda hanno parlato personalmente, dovranno fargli sapere cosa intendono fare. E noi con lui sapremo cosa ci riserverà il futuro.

Fino a quando i Ruggeri non daranno segnali, è impossibile fare previsioni. Certamente, Isidoro Fratus e Luigi Del Neri prima, Mino Favini e pure Cristiano Doni adesso sono figure che hanno avuto problemi con quest’uomo bolognese tanto vicino e considerato dai Ruggeri quanto odiato dalla gente dell’Atalanta.

Anche Roberto Spagnolo, oggi, aspetta delle notizie: dopo essere stato sul punto di assumere un ruolo di primo piano all’interno della società, si è trovato nel limbo decisionale senza, di fatto, alcun potere. In futuro, non sarà più disposto ad accettare una simile situazione.

Ora l’Atalanta arriverà a un cambio del direttore generale e del direttore sportivo? Qual è l’alternativa in caso di mancato rimpasto societario? Perdere Favini, perdere Doni, probabilmente trovarsi con la fila alla porta di procuratori che non vedono l’ora di piazzare i propri gioielli. Sissignori, perché i giocatori non sono stupidi e sanno bene che un anno di B con certe prerogative può pure diventare una splendida avventura. Con altre, invece, rischia di rivelarsi un incubo con la gente che contesta, lo stadio sempre avverso e le gare contro Novara e Portosummaga una costante e non solo una pagina da raccontare un domani ai nipoti con il sorriso sulle labbra.

Fabio Gennari


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