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Editoriali Turismo

L’Adunata è finita e ora cosa facciamo per il turismo?

Di Redazione13 maggio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I Propilei di Porta Nuova

I Propilei di Porta Nuova

L’Adunata è finita. Ma ora che si fa per il turismo di questa città? E’ la domanda che mi frulla in testa da qualche giorno. E’ vero, il raduno degli alpini è stato un successo in ogni senso, economico compreso. Ma rischia di trasformarsi nella classica vittoria di Pirro se non sarà seguito da iniziative serie per il rilancio turistico di Bergamo.

Bella Bergamo con tanti alpini. Bellissima Bergamo con tanti turisti. Bene l’indotto che ne deriva, in termini economici e di posti di lavoro. Ma ora che tutto è concluso, passato, finito possiamo permetterci di vivere altri 25 anni di nostalgia? Certamente no. Solo che all’orizzonte non si intravedono idee concrete per dare davvero una svolta al nostro turismo. E la politica finora non si è dimostrata efficace.

Il sindaco di Bergamo Franco Tentorio, sotto Natale, aveva espresso un desiderio: dare un impulso al turismo di questa città. Insieme alla Provincia aveva costituito una squadra che avrebbe dovuto mettere in campo idee nuove. Un team di esperti di indubitabile capacità. Lo hanno chiamato “laboratorio delle idee”. Lo coordina Paolo Moretti con la collaborazione di Luigi Trigona, Carlo Spinetti e Guido Venturini. Ora, alla luce del successo dell’adunata, dove sono spariti gli esperti? Perché non escono sui giornali? Che idee hanno? Quali iniziative hanno da proporre?

Finora dal laboratorio è uscito poco nulla, se non quattro proposte che difficilmente ci faranno fare il salto che tutti si aspettano: rilanciare la Bergamo sotterranea delle cannoniere; dare alla città maggiore visibilità in aeroporto grazie a tabelloni informativi; trasferire l’Ufficio del turismo all’Urban center; realizzare una card turistica che coinvolga le realtà del settore, i musei e Atb.

Se pensiamo che questo basti a far di Bergamo un polo di attrazione turistica – italiano, europeo o addirittura mondiale- prendiamo una colossale cantonata. Questi sono elementi di contorno. L’adunata degli alpini ha dimostrato che sono gli eventi che fanno il turismo in città, non le tesserine o i tabelloni informativi. Quelli sono indispensabili una volta che si arriva in una città. Ma per arrivarci deve esserci l’intenzione di andare a visitare. E per creare quella volontà servono gli eventi. Mantova si è inventata il Festival della Letteratura: in pochi anni è diventato un “must”. Milano se ne inventa uno ogni minuto. E Bergamo cosa inventa? E soprattutto cosa inventerà?

Il problema dunque non è di mezzi ma d’idee. In città, per esempio, manca un contenitore di eventi pop – nel senso di popolari, allargati, di massa – che si rispetti. Il Donizetti è troppo altolocato per eventi giovani. Il Lazzaretto è all’aperto e d’inverno è ko. Il Polaresco è troppo distante dal centro. Ora, gli esercenti dei bar si lamentano, ma perché un giovane dovrebbe venire a Bergamo centro il sabato sera? Per vedere che cosa? I Propilei spenti, il Sentierone vuoto, Palazzo Frizzoni chiuso? Ma nemmeno con il più spinto degli autolesionismi. Cominciamo a fare dell’enorme palazzo del provveditorato di Piazza della Libertà- attualmente quasi vuoto – un “centro del divertimento”, moderno, multimediale e funzionale, ricco di eventi di musica e arte quotidiani, poi vediamo se la sera la città non si riempie.

Se invece vogliamo allargare l’orizzonte, in ogni caso sarà indispensabile sfruttare a fondo la principale risorsa di contatto con il mondo esterno che abbiamo: ovvero l’aeroporto di Orio. Sarà indispensabile una sinergia stretta e potente con lo scalo bergamasco. Aeroporto che, detto per inciso, è a un passo dalla città ma non ha un collegamento metropolitano di superficie o ferroviario degno di questo nome. Si parla molto del collegamento ferroviario. Bella idea, ma quanto ci vorrà per vedere un’opera del genere? E poi, ci sono i centinaia di milioni di euro per realizzarlo? Non prendiamoci in giro, prima che la Regione arrivi a finanziare un’opera simile avremo tutti i capelli bianchi. E la domanda allora diventa: è possibile che non ci sia un mezzo alternativo per coprire questo gap?

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