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Valle Imagna

Il custode del convento? Un trafficante di cocaina

Di Redazione12 maggio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Una gazzella dei Carabinieri

Una gazzella dei Carabinieri

ALMENNO SAN BARTOLOMEO — Il laboratorio per la raffinazione della droga si trovava in una casa di Almenno San Bartolomeo. Da quell’abitazione facevano la spola i trafficanti di cocaina che rifornivano le province di province di Milano, Bergamo, Brescia, Varese, Lecco, Lodi, Parma, Piacenza e La Spezia. E a capo dell’organizzazione criminale c’era l’insospettabile custode di un convento di suore nel centro di Milano.

L’uomo, un sudamericano con legami nei famigerati cartelli colombiani, incensurato e regolarmente occupato come custode del convento, nel centro di Milano, operava all’insaputa delle religiose. Ma utilizzava il convento come “base” per le sue operazioni. Il sudamericano organizzava i viaggi dei corrieri della droga dalla Colombia in Italia, mascherandoli come una sorta di pellegrinaggi. I corrieri, fingendosi devoti, nascondevano la cocaina nei libri di preghiere e nel bagaglio a mano.

L’uomo è stato arrestato tra lo stupore delle suore. Altri due appartenenti alla banda sono stati individuati nel Monzese, durante alcune perquisizioni: uno è stato arrestato, l’altro denunciato in stato di libertà.

I Carabinieri di Piacenza sono arrivati a lui attraverso un’ampia operazione contro il traffico internazionale di droga denominata “Annibale” che è durata tre anni e ha portato all’arresto di 33 persone, la denuncia di altre 80 e il sequestro di trenta chili di droga.

I trafficanti di cocaina la stoccavano prima in Ghana, poi la portavano in Italia passando da Spagna e Francia. Dietro alla base africana anche una truffa: l’organizzazione avrebbe infatti richiesto un finanziamento alla Fao, dietro il paravento di una società di import-export che avrebbe dovuto sviluppare il mercato ittico in Africa.

Una volta in Italia, la droga arrivava alla casa laboratorio di Almenno San Bartolomeo. Qui sono stati trovati importanti quantitativi di acetone, lidocaine, mannitolo e altre sostanze. Tra i 33 arrestati ci sono anche Giuseppe Vottari e suo figlio Domenico, originari di San Luca (Reggio Calabria) ma da anni trapiantati a Milano, ritenuti dai carabinieri esponenti di spicco della ’ndrangheta e due “pezzi da novanta” del narcotraffico calabrese. Alcuni degli indagati svolgevano la funzione di collegamento tra i gruppi piacentini e lombardi ed i cartelli colombiani di Cali, Medellin, Barranquilla e Pereira.


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