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Bergamo

I giovani avvocati scrivono al ministro: la riforma ci danneggia

Di Redazione5 maggio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Una delle sedi del tribunale di Bergamo

Una delle sedi del tribunale di Bergamo

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera indirizzata al ministro della Giustizia Angelino Alfano.

Ill.mo Signor Ministro, siamo un gruppo di giovani avvocati e praticanti. Siamo una razza in via di estinzione. Sì, poiché così procedendo tra pochi anni, mentre molti dei nostri predecessori saranno comodamente sdraiati in riva al mare a sorseggiare un martini, grazie alle pensioni pagate anche e soprattutto da noi, le voci di corridoio sul nostro futuro sembrano indicarci più che un cocktail in spiaggia, un grigio destino in un vano scala di un palazzo in periferia, ma questa è un’altra storia. “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate” dovrebbe recitare il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati ogni qualvolta un nuovo laureato in giurisprudenza decidesse di iniziare quel “cammin di nostra vita” per ritrovarsi poi catapultato nella selva oscura dei tribunali italiani. Indubbiamente, Ill.mo Ministro, sarà consapevole delle difficoltà che noi ogni giorno dobbiamo affrontare per “sopravvivere” in questo inferno dantesco. Quindi non si rammarichi se l’annuncio del raggiungimento di una riforma delle professioni entro il 2013 ora come ora non ci aiuti a fare i salti di gioia. Ma il motivo per cui Le scriviamo è un altro. Ci chiediamo il senso di alcuni interventi di riforma che ci vedono protagonisti. Ma, non sarà per caso che in qualche modo l’avvocato sia diventato una figura scomoda, fastidiosa ed inutile da essere trattata come quel famoso Azzecca-garbugli che tanto ci faceva sorridere leggendo Manzoni? In effetti, il decreto legislativo in materia di conciliazione delle controversie civili e commerciali pare proprio sminuire il nostro ruolo a tal punto da far percepire ai nostri clienti il subliminale messaggio che per ottenere giustizia l’avvocato non sia più necessario, che sia quasi di ostacolo al raggiungimento di un accordo. Ed il problema è che a breve i cittadini italiani inizieranno a credere davvero che la nostra sia una figura inutile, pagandone loro stessi purtroppo le funeste conseguenze. Ci si chiede come una persona, senza un background giuridico, un comune cittadino, sia in grado di valutare, senza l’ausilio di un legale, ciò che gli verrà proposto in sede di conciliazione. Ad oggi infatti la nostra assistenza nel suddetto procedimento non è obbligatoria. Tuttavia sappiamo bene come tale iter non consisterà in un puro e semplice tentativo di conciliare le parti, ma potrà comportare anche gravi conseguenze per i clienti. Gli effetti aberranti della mancata accettazione da parte del nostro “mancato cliente” della proposta formulata dal conciliatore in tale sede (tra le quali il pagamento delle spese legali ed il rimborso di quelle di controparte anche se vittorioso nel successivo processo civile, nel caso in cui la sentenza sia uguale alla proposta conciliativa rifiutata), forse non sono ancora chiare a tutti coloro che inneggiano ad una presunta riforma nell’interesse dei cittadini e pure ringraziano! Per non parlare poi di tutti quei fogli che il nostro “fidato cliente” sarà tenuto a sottoscrivere, dopo avergli però spiegato che con quelle innumerevoli firme su atti non sempre totalmente comprensibili a chi non è “del settore”, non lo stiamo obbligando ad acquistare alcuna enciclopedia! Altro problema: le spese. Già ricevere un cliente che parte dal presupposto di sapere tutto “perché non perde mai una puntata di Forum” o perché ha il manuale che insegna ad essere l’avvocato di sé stesso, è abbastanza demoralizzante. Su facebook recentemente è stato costituito un gruppo intitolato “le scuse che i clienti inventano per non pagare l’avvocato”: le consigliamo vivamente di leggerlo. È meglio di un libro di barzellette. Da ultimo veniamo al problema delle spese di giustizia che, nel corso del 2009, hanno subìto un inaccettabile incremento. Chissà se gli Italiani abbiano ben compreso la conseguenza anche di tale riforma, che poi è sempre la stessa: aumentano le spese, le lamentele dei clienti, le scuse per non pagarci e noi ci ritroviamo a fine mese con non pochi problemi. Già, perché se non siamo “bamboccioni”, abbiamo anche un affitto o un mutuo da sostenere. Noi giovani avvocati e praticanti riteniamo di dover essere maggiormente oggetto delle attenzioni della politica, in particolare delle sue. E vorrà scusarci la “sottile” ironia con la quale abbiamo tentato di attirare la sua attenzione e quella dei cittadini che noi, fino a prova contraria, siamo chiamati ancora ad oggi (ma fino a quando non lo si sa con certezza) ad assistere e a difendere. Questo, oggi, non è certo un Foro per giovani!

Avv. Chiara Iengo
(portavoce Comitato Coordinatore Sezione Giovani
dell’Associazione Provinciale Forense)

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