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Editoriali

Ora non si perda tempo: chi resta anche in serie B?

Di Redazione3 maggio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cristiano Doni in ginocchio dopo il pari con il Bologna

Cristiano Doni in ginocchio dopo il pari con il Bologna

BERGAMO – Adesso, ogni giorno di incertezza è un giorno perso. Scrivere immediatamente dopo una giornata come quella appena passata è davvero difficile, ogni commento può risultare scontato o peggio ancora figlio delle emozioni negative del momento.

Decisioni arbitrali ed errori individuali hanno già avuto il loro spazio, adesso che la serie B è praticamente certa, la cosa più importante è rialzare la testa. Già, la testa. Centro primario di ogni azione, scatola di emozioni che fanno decidere. Che fanno scegliere.

A Zingonia ce ne sono parecchie di menti che in questo momento non devono rimanere ferme. Leggendo i commenti dei tifosi e ascoltando le loro parole, la richiesta più forte e comune è chiara. E non mi riferisco alle voglia di cessione della società.

Lo sconforto e la delusione di chi vuole davvero bene ai colori nerazzurri, i tifosi, sono già proiettati al futuro. “Ripartire, subito e con chiarezza”. Eccola qui la ricetta per non sprofondare, la via per cercare l’immediata risalita senza andare in contro a qualche anno buio tra i cadetti.

Sinceramente non credo che vendere tutto sia l’unica soluzione, da più parti sento dire che ci sono imprenditori pronti a subentrare ma nessuno si è ancora palesato. Che aspettassero la certezza del prossimo campionato? Se così fosse, il momento è arrivato: chi vuole l’Atalanta, si faccia avanti.

In caso contrario, serve che Alessandro e Francesca Ruggeri facciano ordine in una società che oggi appare tutto tranne che forte e organizzata. Non sarà facile, nessuno l’ha mai detto e nemmeno pensato. Però ce n’è bisogno.
E’ ormai sicura una retrocessione che è diversa da tutte le altre, sia per le implicazioni economiche future che per la distanza, abissale, tra le stelle delneriane e le stalle in cui si è sprofondati. Ora serve una traccia da seguire, una strada nuova che riporti l’Atalanta dove deve stare, in quel campionato di serie A già vissuto per 50 volte. Cinquanta in 103 anni di storia.

Non si perda tempo dunque, sia in società che tra i giocatori. Quei ragazzi cui ultimamente si chiedeva il miracolo, coloro che prima hanno sbalordito per la pochezza dei risultati e poi hanno infiammato per la voglia e l’ardore buoni per compiere il miracolo. Si parla di errori di programmazione, di scelte sbagliate nel mercato e di interventi non all’altezza nella sessione di gennaio. Tutto vero.

Ma in campo ci vanno i giocatori e adesso, se sono uomini che formano un gruppo forte e unito come si è detto più volte, che lo dimostrino. Nessuno chiede dichiarazioni d’amore eterno, per quelle ci sono già i tifosi. Visto che la retrocessione è diversa da tutte le altre, che anche i ragazzi dimostrino di essere diversi da tutti gli altri. Uno ad uno, dicano chiaro se intendono restare oppure no.

Ambizioni lavorative e il sogno di giocare in serie A sono comuni a tutti i pallonari di questa terra, nessuno escluso. Però ogni tanto bisognerebbe guardarsi dentro e dire: ho dato sempre il massimo? Ho fatto tutto per aiutare l’Atalanta a restare in serie A? Posso andare a testa alta a chiedere di essere ceduto per continuare a giocare nel campionato dei grandi visto che ho dimostrato di valerlo?

Qualcuno che mi accuserà di essere retorico o lontano dalla realtà c’è sicuramente, nessun problema. Una volta tanto mi piacerebbe commentare un gesto da uomini. Da parte di chi è normalmente considerato un mercenario pronto a spostarsi dove più gli conviene. Certo, la società potrebbe limitarsi a far rispettare i contratti che già ci sono, solo Doni e i prestiti a giugno saranno liberi. Ma volete mettere farlo con la volontà, condivisa, di risalire subito? Molti problemi sarebbero già risolti.

Sono passati più o meno tutti in sala stampa a dire che un pubblico come quello di Bergamo l’hanno visto poche volte, che l’ambiente merita di salvarsi e che all’Atalanta si sta bene. Ottimo, ora dimostratelo con i fatti. Questo gruppo, per fare la B, non ha bisogno di essere stravolto. Qualcuno che si merita la A in effetti c’è e sono coloro su cui si può far cassa: un paio, non di più. Ci sono ruoli in cui serve cambiare, altri in cui solo lavorare.

Deve decidere la società, non il procuratore di turno. Deve decidere il progetto, non il capriccio di questo o quel giocatore. Si sceglierà il condottiero, se sarà Mutti o Gustinetti o Mondonico nessuno può ancora saperlo. Sta di fatto che anche in panchina serve uno che sappia cosa sia l’Atalanta e abbia voglia di prenderla per mano e condurla dove merita di stare.

Fabio Gennari

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