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Politica

Grillo show all’assemblea: “Telecom è morta”

Di Redazione30 aprile 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Beppe Grillo all'assemblea Telecom

Beppe Grillo all'assemblea Telecom

MILANO — Si è presentato all’assemblea della Telecom con il lutto al braccio. Beppe Grillo è stato l’indiscusso protagonista della riunione degli azionisti di Telecom che è andata in scena ieri nella sede di Rozzano dell’azienda telefonica, in cui il presidente Franco Bernabè ha spiegato che il gruppo nei prossimi anni allungherà il passo. “Siamo pronti a combattere e ad allungare il passo – ha detto l’ad del gruppo – Investiremo nello sviluppo della rete perché Telecom spogliata della rete sarebbe priva della sua ragione d’essere. La rete ci consentirà di sviluppare il nostro potenziale, rame e fibra conviveranno ancora per molti anni”.

Il numero uno di Telecom ha poi ribadito che entro il 2011 la società conta di fare oltre due miliardi di dismissioni e si prepara a vendere Telecom Argentina. Il titolo in borsa ieri è salito del 2 per cento, ma la pioggia di critiche è arrivata dal comico e politico genovese.

“Pagare le cedole con 34 miliardi di debiti – ha detto Grillo – è come se la tua casa andasse a fuoco, tu hai un secchio d’acqua e ti ci fai una doccia, così sei pulito, ma la casa non c’è più”. Grillo ha poi criticato i tagli alle attività di information technology, che pregiudicano il futuro di Telecom.

“L’azionista pubblico rubava i soldi mentre voi, licenziando gli ingegneri di quella che era la più grande azienda del paese, rubate il futuro ai nostri figli – ha detto il comico genovese – Telecom è morta ma gli si possono ancora espiantare gli organi, prima di spolparla definitivamente vendete a Telefonica”.

Bernabè in risposta al comico genovese ha ribadito che Telecom Italia è un’azienda viva con ottime potenzialità di sviluppo, anche se dopo il piano di ristrutturazione, ci vorrà tempo per portare avanti il piano di sviluppo. Infine il manager ha ribattuto che il dividendo 2009 (5 centesimi per azione) “è pari a un terzo” rispetto a quello pagato dall’azienda prima che si insediasse l’attuale management.

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