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Parti al Bolognini: solo 2 su 10 con taglio cesareo

Di Redazione29 aprile 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L' ospedale Pesenti Fenaroli ad Alzano Lombardo

L' ospedale Pesenti Fenaroli ad Alzano Lombardo

Sotto la soglia del 23 per cento la media dei parti cesarei effettuati dall’azienda ospedaliera Bolognini di Seriate nel 2009. Ben al di sotto dunque della media già virtuosa regionale e provinciale (intorno al 30 per cento). Su 3.396 parti effettuati dall’azienda Bolognini, 774 sono cesarei: in tutto il 22,8 per cento. Addirittura all’ospedale di Alzano su 1.143 parti, i cesarei sono solo 227, con una media del 19,9 per cento.

«C’è un’indicazione precisa data dall’Organizzazione mondiale della sanità che dal 1985 raccomanda di mantenere il numero dei parti cesarei sotto la soglia del 15 per cento (20 invece, secondo il ministero della Salute) – precisa infatti Amedeo Amadeo, direttore generale dell’azienda ospedaliera Bolognini di Seriate –. Eppure, in Lombardia la percentuale raddoppia e arriva oltre il 30 per cento, a Milano sfiora il 31 per cento che tradotto significa che quasi la metà degli ospedali della nostra regione pratica un intervento chirurgico sulle donne, con picchi che superano il 40 per cento».

«Tra le città – precisa ancora Amadeo –, Brescia detiene il record con il 38 per cento dei casi, seguita da Mantova (34,41) e Milano (31). Pavia, Lodi, Lecco e Cremona sono intorno al 30 per cento, mentre le più virtuose sono Bergamo, Varese, Sondrio e Como (intorno al 25)».

L’azienda Bolognini invece sembra essere tra quelle che più mantengono bassa la media dei cesarei rispettando in alcuni casi (Alzano appunto) in pieno le indicazioni del ministero della Salute. Secondo Silvia Von Wunster, direttore dell’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo «la progressiva riduzione del numeri di parti con taglio cesareo, è stata possibile attivando azioni di miglioramento».

La specialista entra nel merito: “Abbiamo incentivato il parto naturale nelle pazienti con pregresso taglio cesareo con azioni di informazione a partire già dall’inizio della gravidanza e in collaborazione anche con gli operatori dei consultori familiari. Abbiamo limitato le indicazioni non specialistiche al taglio cesareo, per esempio di tipo psichiatrico, ortopedico, oculistico per lo più prive di evidenze scientifiche a favore. Abbiamo incrementato l’esecuzione delle manovre di rivolgimento nei casi di presentazione podalica del feto e abbiamo adottato protocolli condivisi per la gestione conservativa dei tracciati cardiotocografici sospetti in travaglio di parto”.

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